lunedì 26 marzo 2018

Statistiche e infortuni.

Oggi pomeriggio in macchina, ascoltando un radiogiornale ho appreso che nel 2017, a fronte di una diminuzione degli infortuni sul lavoro sono aumentati quelli mortali e quelli nel tragitto casa lavoro.
Sarò minchia ma non me la bevo.
Guarda caso aumentano gli infortuni mortali che, per ovvie ragioni,  non possono nascondersi. Diminuiscono tutti gli altri che, volendo, possono essere dissimulati quale malattia. Aumentano quelli definiti in itinere, che hanno una particolarità: non è colpa del datore di lavoro e dell'assenza di prevenzione.
A pensare male si fa peccato ma ci si azzecca!  (come diceva la buonanima di Andreotti)

domenica 25 marzo 2018

Fatti, notizie, fake, verità e libertà

Esiste il fatto, Esiste il racconto del fatto, esiste il fatto che non ha un racconto, esiste il racconto che non ha fatto e grazie al quale il fatto nasce. 
Tutta la discussione sulle fake news può essere racchiusa in queste poche parole: fatti che non sono mai accaduti, che non corrispondono al vero ma, solo perché raccontati, diventano virali sui social iniziando a vivere di una vita propria. 
A preservarci dalle notizie false, che, troppo spesso, incutono timore e generano paura, dovrebbero essere i professionisti della notizia.
Parliamo dei giornalisti. Mi piacerebbe sapere se al di là della riproposizione (spesso sbagliano anche nei copia e incolla) di un comunicato stampa fanno degli approfondimenti per capire se il fatto raccontato sia accaduto o meno. 
Faccio questa riflessione alla luce di una ricerca prodotta da un Centro Studi di una organizzazione sconosciuta che riesce sempre ad avere ribalta nazionale.
La notizia è quella che 87 miliardi di euro sono stati sottratti all'erario. Credo che nessun giornalista si sia posto la domanda come sono stati calcolati, con quale metodo, con quali approfondimenti scientifici, questi 87 miliardi di euro.
Su quale reddito imponibile risulta calcolato l'importo sottratto?
I nostri giornali, anche quelli più titolati, sono pieni di fake news 
Eppure ce la prendiamo con i social.
Non vorrei che con il pretesto delle fake si facesse strada l'idea che verità debba necessariamente contrapporsi a libertà.
Rischio sempre presente ma che, credo, possa scongiurarsi se ognuno facesse il proprio mestiere.
A partire dai giornalisti. 

lunedì 25 dicembre 2017

Sugli auguri di Natale e fine anno

Il rito degli auguri iniziava a fine novembre con l'andare in cartoleria per scegliere le cartoline augurali, trovare il messaggino più simpatico  e soprattutto ricordarsi il numero approssimativo di quanti acquistarne.
La fermata successiva era dal tabaccaio sotto casa per comprare i francobolli.
Il rito poi trovava la sua continuazione a casa, dove, attorno a un tavolo, si discuteva, spesso animatamente, su chi meritava di ricevere il nostro biglietto di auguri.
Si prendeva la scatola dove erano conservati gli auguri ricevuti l'anno prima e si faceva la cernita.
Questo si, questo no. Non ci dimentichiamo di questo, a questo manco se muore e così via.
Individuati, quindi, i fortunati e meritevoli destinatari, si iniziava a litigare su chi dovesse scriverli.
La ricerca su chi aveva una bella scrittura era operazione complicata, visto che tutti negavano di saper scrivere bene.
Si facevano le prove, si scriveva il messaggio augurale, si correggeva, si affinava e finalmente dopo un paio d'ore si dava il via alla scittura dell'augurio e dell'indirizzo sulla busta.
Nel frattempo qualcuno si era incaricato di attaccare il francobollo nella giusta posizione.
Finalmente tutto era pronto.
Mancava l'ultimo dettaglio, individuare chi li portava ad impostare?
Risolto anche questo compito, affidato di norma a chi aveva raggiunto l'altezza necessaria per arrivare al buco della cassetta, si potevano iniziare gli altri riti tipici delle festività natalizi.
Dove mangiamo? che prepariamo da mangiare? che regali? Tutto concluso con l'identica frase che ci si ripete da tempo immemorabile "Non facciamo come l'anno scorso che fino a capodanno abbiamo mangiato quello che è  è rimasto a Natale".
Oggi?
Con gli sms e whatsapp è tutto più semplice, in teoria tutto più diretto.
Invii e ricevi migliaia di messaggi augurali, tutti uguali, tutti poetici e romantici.
A nostro confronto Prevert o Neruda fanno la figura di adolescenti.
Te ne accorgi quando li ricevi
  • quelli che non mettono il nome e non avendo tu il numero in rubrica ti chiedi "cu cazzu e?";
  • quelli che avendo il tuo nome in più gruppi ti inviano lo stesso messaggio due, tre volte, anche quattro;
  • quelli che riportano una frase importante e te la spacciano per loro;
  • quelli che sembrano scritti da Papa Francesco;
  • quelli che ti arrivano da persone che hai visto una sola volta nella vita e non ricordi nemmeno per quale strana ragione hanno il tuo numero di cellulare;
  • quelli di persone che hai o ti hanno mandato a fanculo e di cui non ti importa nulla;
  • quelli di cui ti ricordi l'esistenza solo a Natale o a Pasqua.

Potrei continuare ancora per molto ma preferisco chiuderla qua.
In che modo?
Augurando a chi legge questa breve nota (e solo a voi) serene feste, fatte di cose belle e vere.

Nb. Erano più graditi e sinceri gli auguri che ti consegnava il postino, che, credo a differenza di tutti,odiava queste feste.



martedì 14 novembre 2017

Io sono io e voi non siete un c.........

All'indomani dell'eliminazione dell'Italia dai Mondiali di Russia 2018, tutti i giornali sono pieni di analisi sui motivi di questa debacle. Alle analisi si unisce il consiglio a Tavecchio, (presidente della FIGC) e a Ventura (commissario tecnico della nazionale) di rassegnare le dimissioni.
La cosa mi fa sorridere. 
Fossimo stati in un paese normale, le loro dimissioni sarebbero state la cosa più naturale  ma siamo in Italia: Paese nel quale le dimissioni, per paura che possano essere accolte, non le ha dato nessuno. Mai!
Io non so come finirà e sicuramente non ci perderò il sonno, penso, però, che le loro dimissioni sarebbero stato un atto di rispetto nei riguardi degli sportivi italiani. Tutti.
Il non darle sia nel mondo del calcio, cosi come in tutti gli altri ambiti della vita è paradigmatico del modo con il quale si interpretano le responsabilità pubbliche.
Per dirla con il Marchese del Grillo "io, sono io e voi non siete un cazzo".

giovedì 9 novembre 2017

Da carnefici a vittime andata e ritorno.

Leggo i post sui i diversi social di molti deputati uscenti e non rieletti.
Un filo rosso li lega: quello di indicare nei "giuda" e nel combinato disposto tra dirigenze regionali e nazionali la responsabilità del loro insuccesso elettorale.
Comprendo che le sconfitte bruciano, che perdere uno scranno parlamentare è molto doloroso ma prima di addossare agli altri la responsabilità si facessero un esame di coscienza.  (Approfondito, però)
Molto belli da leggere sono, inoltre, i commenti degli estimatori.
I nostri poveri ex deputati sono dipinti come degli arcangeli, senza macchia e paura,  impegnati a combattere il malaffare, la mala politica, il sottosviluppo e le esclusioni sociali.
Sarà. (non ne sono molto convinto)
Non ce ne siamo accorti.
Quello che mi chiedo è se gli emeriti deputati (nel senso di ex) quando sono stati eletti per la prima volta, sconfiggendo i loro competitor, avranno immaginato di poter essere indicati quali giuda o quali congiurati che hanno pugnalato alle spalle?
Nella vita, come in politica si vince e si perde. Se ne facessero una ragione.
Da carnefici a vittime, andata e ritorno.

domenica 22 ottobre 2017

E' solo colpa di Crocetta?

La parabola del presidente Crocetta è ormai giunta al capolinea (ogni notte, anche la più buia e tragica ha la sua alba).
Oggi tutti a parlare di questa esperienza come la pagina più brutta della storia recente della nostra Sicilia.
Crocetta ha le sue colpe (e non sono poche) ma non possiamo dimenticare tutti coloro che, in questo viaggio lungo cinque anni, lo hanno accompagnato.
Sono così tanti che ricordarli è veramente un'impresa da Pico della Mirandola.
Presuntuosamente, voglio provarci.
Scusandomi se ne dimentico qualcuno.
Un piccola avvertenza ho considerato solo le persone fisiche, nel senso che se qualcuno ha retto nel tempo due assessorati è considerato solo una volta.
Antonello Cracolici, Rosaria Barresi, Antonino Caleca, Dario Cartabellotta, Ezechia Reale, Maria Lo Bello, Marcella Maria Concetta Castronovo, Linda Calogera Vancheri, Annunziata Luisa Lantieri, Giovanni Pistorio, Patrizia Valenti, Carlo Vermiglio, Pina Furnari, Antonio Purpura, Mariarita Sgarlata, Antonino Zichichi, Alessandro Baccei, Roberto Agnello, Francesca Basilico D'Amelio, Luca Bianchi, Vania Contrafatto, Salvatore Calleri, Nicolò Marino, Carmecita Mangano, Esterina Bonafede, Giuseppe Bruno, Bruno Caruso, Gianluca Miccichè, Antonino Bartolotta, Giovanni Battista Pizzo, Domenico Torrisi, Nella Scilabra, Lucia Borsellino, Baldassare Gucciardi, Maurizio Croce, Piergiorgio Gerratana, Francesco Battiato, Cleo Li Calzi, Michela Stancheris, Antony Barbagallo, Aurora Notarianni, Luigi Bosco, Bruno Marziano.
Alcuni di questi hanno deciso di ricandidarsi.
Speriamo che la memoria non inganni gli elettori.


lunedì 2 ottobre 2017

Elezioni presidente della Sicilia: alla ricerca del sondaggio perduto.

Tempo di  elezioni, tempo di sondaggi.
Ormai è prassi consolidata di candidati e di liste commissionare sondaggi, da utilizzare nella campagna elettorale per  dare fiducia ai propri sostenitori, per impaurire gli avversari ma soprattutto per indicare agli elettori che il loro voto è utile per vincere.
Il risultato è che negli ultimi anni i sondaggi non ci azzeccano più.
È successo per la brexit, per le presidenziali americane, per il referendum costituzionale dello scorso dicembre. È lecito chiedersi perché dovrebbero essere affidabili quelli per le regionali siciliani?
Lungi da me mettere in discussione lo strumento dei sondaggi ma sarebbe scientificamente corretto che le società incaricate di effettuarli  spiegassero:
A) la metodologia scelta;
B) l'individuazione del campione;
C) la rappresentatività del campione.
D) le domande poste agli intervistati
I risultati dell'indagine, infatti, non sono neutri rispetto al metodo che viene adottato per effettuarlo.
Se la tua ricerca è effettuata con interviste telefoniche è evidente che si deve mettere nel conto che è difficile incrociare i giovani e che molte famiglie hanno deciso di disdire l'abbonamento al telefono fisso.
Cosi come se le interviste sono effettuate via internet è evidente che in Sicilia si sconta la poca diffusione del web soprattutto tra le persone che hanno superato i 60 anni.
Le interviste fatte personalmente (altra metodologia utilizzata nella ricerca sociale) hanno costi elevati e sono poco utilizzati, almeno in questa fase
È evidente, quindi, che il sondaggio fotografa una tendenza non un risultato.
Sbandierare i sondaggi quale garanzia di vittoria significa mentire sapendo di mentire ma soprattutto prendere per i fondelli gli elettori siciliani.
Credo che dopo cinque anni di Crocetta questo non ce lo meritiamo

Tassare i milionari di Riccardo Staglianò.

  Ci sono dei libri che entrano per puro caso nella nostra vità e che pagina dopo pagina ti aprono un mondo nuovo. Un mondo nel quale servir...