Un'inchiesta di Repubblica
L'Italia era seconda solo alla Francia per la copertura
assistenziale, ora invece si va verso il collasso del sistema. "I
medici mi dicono che i loro assistiti non hanno soldi. O mangiano o si
curano" denuncia Luca Coletto, assessore alla Salute del Veneto.
Contemporaneamente, i bilanci delle Regioni, già fiaccati dalla spending
review rischiano di finire in rosso
ROMA - A Francesco mancano i denti per
sorridere. "Ero ingegnere, avevo tutto. Poi le cose hanno preso una
brutta piega, ho perso il lavoro e i denti. Avevo bisogno di cure, anche
per una congiuntivite cronica. Ma dal giorno alla notte, non so come,
mi sono ritrovato espulso dal sistema sanitario nazionale".
Sessant'anni, ferrarese e un reddito di 38 mila euro che lo ha
incastrato in una terra di nessuno. Troppo "giovane" e "ricco" per
essere esentato dal ticket. Figuriamoci se ha i soldi per rimborsare i
750 euro della protesi dentale. "Ho provato a chiedere un prestito in
banca, invano. E senza denti non posso nemmeno andare ai colloqui di
lavoro". Ormai conserva la tessera sanitaria nel portafoglio solo per
abitudine. Giusto per ricordarsi di tanto in tanto che la sua salute una
volta era tutelata dallo Stato. Che c'era un tempo in cui anche per lui
l'articolo 32 della Costituzione aveva un qualche senso. La Repubblica
tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo. "No, guardi,
lasci perdere... ormai non è più così". Nel 2012 si stima che 1,8
milioni di cittadini italiani abbiano abbandonato il sistema sanitario
pubblico, rinunciando a esami, visite, analisi. Non era mai successo
prima.
ESPULSI DALLA SANITÀ - Non esistono solo gli esodati della pensione. Ci sono anche quelli del sistema sanitario pubblico, espulsi per quei ticket diventati all'improvviso troppo onerosi. Come Francesco, che dopo una sfilza di no e di porte sbattute in faccia, è stato costretto a rivolgersi al poliambulatorio di Emergency di Marghera, dove ha avuto la fortuna di essere curato gratis. Un'eccezione. In Italia infatti ci sono una valanga di persone per le quali i 45 euro del ticket per farsi vedere da un'oculista o i 65 euro per sottoporsi a una ecografia sono diventati troppi.
Gli italiani scappano dagli ambulatori, oppure sono gli ambulatori a scappare da loro. Questa tendenza si era già vista nel 2011, ma lo scorso anno si è manifestata in tutta la sua drammaticità. Sono i dati sui ticket sanitari a raccontarlo. Nel 2012, tra attività pubblica e convenzionata, l'incasso per le Regioni è stato di 2 miliardi e 285 milioni, cioè 549 milioni in meno di quanto era previsto. E siccome in media un italiano spende 150 euro all'anno in ticket, significa che 3,6 milioni di persone hanno rinunciato a pagarli. Qualcuno si è rivolto alle cliniche private, qualcun altro è entrato tra gli esenti per reddito ed età (guadagnano meno di 36 mila euro e hanno più di 65 anni). Ma la metà di loro, 1,8 milioni, hanno proprio rinunciato a curarsi perché pur non essendo esenti non hanno i soldi per pagarsi il ticket. Esodati. Si tratta di numeri, dietro i quali ci sono i malati e le loro storie. "I medici di medicina generale - denuncia Luca Coletto, assessore alla Salute del Veneto - mi dicono che i loro assistiti non hanno soldi. O mangiano o si curano".
Contemporaneamente, in un effetto perverso, i bilanci delle Regioni, già fiaccati dalla spending review rischiano di finire in rosso anche per colpa dei ticket non riscossi. Le Asl italiane vedono un calo della domanda di prestazioni specialistiche del 5-10 per cento, ma non possono certo eliminare i servizi. Eppure non più tardi del 2000 l'Italia era al secondo posto nel mondo per copertura assistenziale, seconda solo alla Francia. Lo sosteneva l'Organizzazione mondiale della sanità. Come siamo arrivati a questo punto? A chi si rivolge chi ha abbandonato le strutture pubbliche? Cerca di risparmiare o aspettare meno prima di consultare il medico?
L'Italia era seconda solo alla Francia per la copertura
assistenziale, ora invece si va verso il collasso del sistema. "I
medici mi dicono che i loro assistiti non hanno soldi. O mangiano o si
curano" denuncia Luca Coletto, assessore alla Salute del Veneto.
Contemporaneamente, i bilanci delle Regioni, già fiaccati dalla spending
review rischiano di finire in rosso
di MICHELE BOCCI e FABIO TONACCI
ROMA - A Francesco mancano i denti per
sorridere. "Ero ingegnere, avevo tutto. Poi le cose hanno preso una
brutta piega, ho perso il lavoro e i denti. Avevo bisogno di cure, anche
per una congiuntivite cronica. Ma dal giorno alla notte, non so come,
mi sono ritrovato espulso dal sistema sanitario nazionale".
Sessant'anni, ferrarese e un reddito di 38 mila euro che lo ha
incastrato in una terra di nessuno. Troppo "giovane" e "ricco" per
essere esentato dal ticket. Figuriamoci se ha i soldi per rimborsare i
750 euro della protesi dentale. "Ho provato a chiedere un prestito in
banca, invano. E senza denti non posso nemmeno andare ai colloqui di
lavoro". Ormai conserva la tessera sanitaria nel portafoglio solo per
abitudine. Giusto per ricordarsi di tanto in tanto che la sua salute una
volta era tutelata dallo Stato. Che c'era un tempo in cui anche per lui
l'articolo 32 della Costituzione aveva un qualche senso. La Repubblica
tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo. "No, guardi,
lasci perdere... ormai non è più così". Nel 2012 si stima che 1,8
milioni di cittadini italiani abbiano abbandonato il sistema sanitario
pubblico, rinunciando a esami, visite, analisi. Non era mai successo
prima.ESPULSI DALLA SANITÀ - Non esistono solo gli esodati della pensione. Ci sono anche quelli del sistema sanitario pubblico, espulsi per quei ticket diventati all'improvviso troppo onerosi. Come Francesco, che dopo una sfilza di no e di porte sbattute in faccia, è stato costretto a rivolgersi al poliambulatorio di Emergency di Marghera, dove ha avuto la fortuna di essere curato gratis. Un'eccezione. In Italia infatti ci sono una valanga di persone per le quali i 45 euro del ticket per farsi vedere da un'oculista o i 65 euro per sottoporsi a una ecografia sono diventati troppi.
Gli italiani scappano dagli ambulatori, oppure sono gli ambulatori a scappare da loro. Questa tendenza si era già vista nel 2011, ma lo scorso anno si è manifestata in tutta la sua drammaticità. Sono i dati sui ticket sanitari a raccontarlo. Nel 2012, tra attività pubblica e convenzionata, l'incasso per le Regioni è stato di 2 miliardi e 285 milioni, cioè 549 milioni in meno di quanto era previsto. E siccome in media un italiano spende 150 euro all'anno in ticket, significa che 3,6 milioni di persone hanno rinunciato a pagarli. Qualcuno si è rivolto alle cliniche private, qualcun altro è entrato tra gli esenti per reddito ed età (guadagnano meno di 36 mila euro e hanno più di 65 anni). Ma la metà di loro, 1,8 milioni, hanno proprio rinunciato a curarsi perché pur non essendo esenti non hanno i soldi per pagarsi il ticket. Esodati. Si tratta di numeri, dietro i quali ci sono i malati e le loro storie. "I medici di medicina generale - denuncia Luca Coletto, assessore alla Salute del Veneto - mi dicono che i loro assistiti non hanno soldi. O mangiano o si curano".
Contemporaneamente, in un effetto perverso, i bilanci delle Regioni, già fiaccati dalla spending review rischiano di finire in rosso anche per colpa dei ticket non riscossi. Le Asl italiane vedono un calo della domanda di prestazioni specialistiche del 5-10 per cento, ma non possono certo eliminare i servizi. Eppure non più tardi del 2000 l'Italia era al secondo posto nel mondo per copertura assistenziale, seconda solo alla Francia. Lo sosteneva l'Organizzazione mondiale della sanità. Come siamo arrivati a questo punto? A chi si rivolge chi ha abbandonato le strutture pubbliche? Cerca di risparmiare o aspettare meno prima di consultare il medico?