Nessuna ambizione giornalistica, solo il desiderio di esprimere le mie riflessioni su alcuni fatti che accadono. Tutto è opinabile però. Sempre
domenica 20 maggio 2018
Pd: prima ancora dei popcorn vi siete mangiati la speranza.
domenica 13 maggio 2018
Quando a vincere è l'equilibrio del terrore. Trump e la Corea del Nord.
I giornali degli ultimi giorni ci hanno informato che il presidente degli Stati Uniti, il prossimo 12 giugno si incontrerà con il dittatore coreano Kim Jong-Un.
lunedì 26 marzo 2018
Statistiche e infortuni.
Oggi pomeriggio in macchina, ascoltando un radiogiornale ho appreso che nel 2017, a fronte di una diminuzione degli infortuni sul lavoro sono aumentati quelli mortali e quelli nel tragitto casa lavoro.
Sarò minchia ma non me la bevo.
Guarda caso aumentano gli infortuni mortali che, per ovvie ragioni, non possono nascondersi. Diminuiscono tutti gli altri che, volendo, possono essere dissimulati quale malattia. Aumentano quelli definiti in itinere, che hanno una particolarità: non è colpa del datore di lavoro e dell'assenza di prevenzione.
A pensare male si fa peccato ma ci si azzecca! (come diceva la buonanima di Andreotti)
domenica 25 marzo 2018
Fatti, notizie, fake, verità e libertà
lunedì 25 dicembre 2017
Sugli auguri di Natale e fine anno
La fermata successiva era dal tabaccaio sotto casa per comprare i francobolli.
Il rito poi trovava la sua continuazione a casa, dove, attorno a un tavolo, si discuteva, spesso animatamente, su chi meritava di ricevere il nostro biglietto di auguri.
Si prendeva la scatola dove erano conservati gli auguri ricevuti l'anno prima e si faceva la cernita.
Questo si, questo no. Non ci dimentichiamo di questo, a questo manco se muore e così via.
Individuati, quindi, i fortunati e meritevoli destinatari, si iniziava a litigare su chi dovesse scriverli.
La ricerca su chi aveva una bella scrittura era operazione complicata, visto che tutti negavano di saper scrivere bene.
Si facevano le prove, si scriveva il messaggio augurale, si correggeva, si affinava e finalmente dopo un paio d'ore si dava il via alla scittura dell'augurio e dell'indirizzo sulla busta.
Nel frattempo qualcuno si era incaricato di attaccare il francobollo nella giusta posizione.
Finalmente tutto era pronto.
Mancava l'ultimo dettaglio, individuare chi li portava ad impostare?
Risolto anche questo compito, affidato di norma a chi aveva raggiunto l'altezza necessaria per arrivare al buco della cassetta, si potevano iniziare gli altri riti tipici delle festività natalizi.
Dove mangiamo? che prepariamo da mangiare? che regali? Tutto concluso con l'identica frase che ci si ripete da tempo immemorabile "Non facciamo come l'anno scorso che fino a capodanno abbiamo mangiato quello che è è rimasto a Natale".
Oggi?
Con gli sms e whatsapp è tutto più semplice, in teoria tutto più diretto.
Invii e ricevi migliaia di messaggi augurali, tutti uguali, tutti poetici e romantici.
A nostro confronto Prevert o Neruda fanno la figura di adolescenti.
Te ne accorgi quando li ricevi
- quelli che non mettono il nome e non avendo tu il numero in rubrica ti chiedi "cu cazzu e?";
- quelli che avendo il tuo nome in più gruppi ti inviano lo stesso messaggio due, tre volte, anche quattro;
- quelli che riportano una frase importante e te la spacciano per loro;
- quelli che sembrano scritti da Papa Francesco;
- quelli che ti arrivano da persone che hai visto una sola volta nella vita e non ricordi nemmeno per quale strana ragione hanno il tuo numero di cellulare;
- quelli di persone che hai o ti hanno mandato a fanculo e di cui non ti importa nulla;
- quelli di cui ti ricordi l'esistenza solo a Natale o a Pasqua.
Potrei continuare ancora per molto ma preferisco chiuderla qua.
In che modo?
Augurando a chi legge questa breve nota (e solo a voi) serene feste, fatte di cose belle e vere.
Nb. Erano più graditi e sinceri gli auguri che ti consegnava il postino, che, credo a differenza di tutti,odiava queste feste.
martedì 14 novembre 2017
Io sono io e voi non siete un c.........
giovedì 9 novembre 2017
Da carnefici a vittime andata e ritorno.
Un filo rosso li lega: quello di indicare nei "giuda" e nel combinato disposto tra dirigenze regionali e nazionali la responsabilità del loro insuccesso elettorale.
Comprendo che le sconfitte bruciano, che perdere uno scranno parlamentare è molto doloroso ma prima di addossare agli altri la responsabilità si facessero un esame di coscienza. (Approfondito, però)
Molto belli da leggere sono, inoltre, i commenti degli estimatori.
I nostri poveri ex deputati sono dipinti come degli arcangeli, senza macchia e paura, impegnati a combattere il malaffare, la mala politica, il sottosviluppo e le esclusioni sociali.
Sarà. (non ne sono molto convinto)
Non ce ne siamo accorti.
Quello che mi chiedo è se gli emeriti deputati (nel senso di ex) quando sono stati eletti per la prima volta, sconfiggendo i loro competitor, avranno immaginato di poter essere indicati quali giuda o quali congiurati che hanno pugnalato alle spalle?
Nella vita, come in politica si vince e si perde. Se ne facessero una ragione.
Da carnefici a vittime, andata e ritorno.
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