giovedì 23 agosto 2018

Sacco e Vanzetti, 91 anni dall'esecuzione. Una storia sempre attuale.

Il 23 agosto di 91 anni fa, venivano giustiziati per un omicidio mai commesso Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco.
Erano innocenti, per loro ci fu un processo farsa.
Era tutto deciso: due immigrati e per giunta anarchici dovevano morire, occorreva dare in pasto all'opinione pubblica due colpevoli.
Chi meglio di due immigrati italiani rispondeva a questo bisogno di "giustizia" dei bianchi, anglosassoni e protestanti? Il diverso si sa, incarna i mali della società. 
C'è da essere molto preoccupati, la storia può sempre ripetersi.
Leggere della nostra immigrazione, delle condizioni di vita e di lavoro cui erano sottoposti i nostri immigrati è utile per comprendere cosa significa partire dalla propria terra alla ricerca di un futuro migliore per se e per i propri figli.
Mi permetto di consigliarvi la lettura di questo libro.
Nulla da aggiungere se non buona lettura.




domenica 19 agosto 2018

Genova: le privatizzazioni, le Caporetto della sinistra. Aspettando la rivincita di Vittorio Veneto.

Ancora stamani i giornali ci raccontano di  Genova, del disastro, dei profitti di  Autostrade per l'Italia.
Senza voler entrare in alcun modo nel merito delle indagini della magistratura,  sarei felice se si affrontasse con il "pretesto" del crollo del ponte, la vicenda delle "privatizzazioni" italiane.
Reagan era solito parlare dello Stato, inteso quale struttura burocratica e di servizio,  quale bestia e in quanto tale occorreva affamarlo.
Non dimenticando che, negli stessi periodi, la signora Thacher in Gran Bretagna, affermava che la società non  esisteva. C'erano solo individui spinti esclusivamente dai loro interessi, spesso confliggenti con quelli dello stato. Se occorreva scegliere l'individualismo faceva premio tra tutti.
Ce ne siamo dimenticati? Ci siamo dimenticati che in Italia, forse unico caso al mondo, a guidare le privatizzazioni sono stati i governi di centrosinistra? Che ancora oggi Prodi è orgoglioso di ciò che ha fatto?
Era la modernità, baby.
Tutti alla ricerca del consenso ma non dei cittadini ma della city londinese. 
Alla ricerca del consenso dei mercati e degli imprenditori che ne sono i protagonisti. E che protagonisti!
Una classe imprenditoriale, quella italiana, composta in gran parte di straccioni e accattoni.  Che hanno pensato che l'internazionalizzazione delle loro imprese si facesse riducendo il costo del lavoro e non innovando i loro prodotti.
La concorrenza la dovevamo fare al Vietnam o alla Malesia.  Lo dimostrano, in ultimo, le grida di dolore alle modifiche al contratto di lavoro a tempo determinato. Siamo gli unici a sostenere che in Italia non si assume perchè non si può licenziare. In effetti la precondizione per morire è essere nati. Non nascondiamoci dietro un dito: in questa trappola ci siamo caduti tutti.
Renzi non è figlio del caso o del destino. Renzi è il figlio di ciò che è diventata la sinistra. Una metamorfosi che lui non ha provocato,  ne è stato solo il prodotto (sicuramente di qualità ma sempre prodotto). Ora tutti a dire che occorre ricominciare. Ricominciamo, giusto!
Da dove e con chi?
Sarò diventato insofferente ma non riesco a intravedere un futuro con le donne e gli uomini che oggi governano i partiti di centrosinistra.
Nel centenario della prima guerra mondiale mi piace ricordare che dopo la sconfitta di Caporetto, anche su pressione dei governi alleati, si decise di destituire Cadorna e nominare un nuovo comandante, Armando Diaz.
Fu quella la premessa per la vittoria di Vittorio Veneto.
Prendiamo atto che il 4 marzo è stata la Caporetto della sinistra, dei valori della solidarietà e con una nuova classe dirigente lavoriamo per una nuova e duratura Vittorio Veneto.
Nb. Se questo è il percorso, io ci sono.
PS. La riflessione sulle privatizzazioni, a prescindere dal PD va comunque fatta.

domenica 20 maggio 2018

Pd: prima ancora dei popcorn vi siete mangiati la speranza.

Ho cinquantacinque anni (spesi più o meno bene, dipende dai punti di vista) e negli ultimi 40 anni ho visto passare circa 30 Governi.
Ogni volta lo stesso copione.
Il Presidente della Repubblica consultava le forze politiche, affidava l'incarico di formare il governo a un esponente di un partito, che a sua volta avviava le consultazioni cercando di trovare il consenso.
Conclusa questa fase, l'incaricato si recava dal Presidente con la lista dei ministri, ne seguiva il giuramento e, solo allora, il presidente del consiglio si presentava alle Camere per richiedere la fiducia.
Solo in quella sede venivamo a conoscenza dell'accordo intervenuto tra le forze politiche e del programma che si intendeva realizzare.
La costituzione del governo a seguito delle elezioni del 4 marzo ha seguito un percorso che si discosta da quello al quale siamo stati abituati.
E' superfluo ripercorrerlo, mi sembra, però, importante sottolineare che tutta la discussione tra Lega e Cinque Stelle non è avvenuta in segrete stanze e che il programma che si impegnano a realizzare (nella consapevolezza che godranno della fiducia del Parlamento) è pronto, pubblicato, conosciuto da più. 
Tanto conosciuto che siamo nelle condizioni, prima ancora che il Presidente della Repubblica affidi l'incarico di formare al Governo, di fare le pulci alla cinquantina di pagine del "contratto", di valutarne l'impatto economico, di criticarne la realizzabilità.
Non li ho votato, non li voterò, non mi convince quanto hanno scritto ma è indubbio che il loro procedere rappresenta una grandissima novità.
Credo che, forse, nulla potrà essere come prima.
Anche per questo sono fastidiosi i commenti di molti dirigenti del Pd.
A parte l'errore di non aver voluto nemmeno sedersi con i cinque stelle per avviare una discussione ma l'ascoltare a un Rosato, a un Fiano, una Boschi, una Serracchiani per citarne alcuni, parlare di rispetto dei cittadini, di un procedere al di fuori delle regole costituzionali (proprio loro che la volevano stravolgere) mi appare fuori luogo.
Non so come andrà a finire, al momento ho acquisito solo una certezza.
Quella che in mano a certi dirigenti il Pd abbia concluso definitivamente la propria esperienza.
Mangino i popcorn, del resto, purtroppo,  prima dei popocorn si sono mangiati la speranza che in Italia potesse esistere un partito moderno, europeista,  autenticamente riformista, ancorato alle tradizioni del socialismo europeo
Sarà difficile che questo vi possa essere perdonato.

domenica 13 maggio 2018

Quando a vincere è l'equilibrio del terrore. Trump e la Corea del Nord.


I giornali degli ultimi giorni ci hanno informato che il presidente degli Stati Uniti, il prossimo 12 giugno si incontrerà con il dittatore coreano Kim Jong-Un
I commenti sono stati unanimemente improntati all'ottimismo. 
Tutti a dichiarare che è possibile sottoscrivere un trattato di pace e si possa avviare, finalmente, la denuclearizzazione della penisola coreana. 
Ecco, per me, il nodo sta proprio in questo: denuclearizzare la penisola coreana
È lecito chiedersi se il raggiungimento di questo obiettivo non sia il frutto dell'arsenale nucleare della Corea del Nord?
Provo a spiegarmi meglio, se la Corea del Nord non avesse dimostrato di poter colpire il territorio americano o il Giappone, questo incontro si terrebbe? 
Mi vengono in mente le parabole di Saddam Hussein o di Gheddafi.
Se avessero avuto la bomba atomica, ci saremmo avventurati nelle guerre per esportare la democrazia? 
E con Assad cosa ci saremmo comportati?
Per non parlare dell'India e del Pakistan.
E' la sconfitta, purtroppo, del pacifismo o la vittoria del sempre attuale "Si vis pacem, para bellum". 
Credo che Kim Jong-Un si sia dimostrato un grandissimo stratega con buona pace di coloro che lo dipingevano come un bambino capriccioso e viziato. Così come credo, alla luce di queste considerazioni e alla luce delle esperienze di cui parlavo prima, la denuclearizzazione della penisola coreana è un sogno e tale rimarrà.
E' mia convinzione che fino a quando Kim Jong-Un avrà il suo bottone, seppur piccolo, ha un assicurazione sulla vita. Sia sulla sua che quella del suo paese. 

lunedì 26 marzo 2018

Statistiche e infortuni.

Oggi pomeriggio in macchina, ascoltando un radiogiornale ho appreso che nel 2017, a fronte di una diminuzione degli infortuni sul lavoro sono aumentati quelli mortali e quelli nel tragitto casa lavoro.
Sarò minchia ma non me la bevo.
Guarda caso aumentano gli infortuni mortali che, per ovvie ragioni,  non possono nascondersi. Diminuiscono tutti gli altri che, volendo, possono essere dissimulati quale malattia. Aumentano quelli definiti in itinere, che hanno una particolarità: non è colpa del datore di lavoro e dell'assenza di prevenzione.
A pensare male si fa peccato ma ci si azzecca!  (come diceva la buonanima di Andreotti)

domenica 25 marzo 2018

Fatti, notizie, fake, verità e libertà

Esiste il fatto, Esiste il racconto del fatto, esiste il fatto che non ha un racconto, esiste il racconto che non ha fatto e grazie al quale il fatto nasce. 
Tutta la discussione sulle fake news può essere racchiusa in queste poche parole: fatti che non sono mai accaduti, che non corrispondono al vero ma, solo perché raccontati, diventano virali sui social iniziando a vivere di una vita propria. 
A preservarci dalle notizie false, che, troppo spesso, incutono timore e generano paura, dovrebbero essere i professionisti della notizia.
Parliamo dei giornalisti. Mi piacerebbe sapere se al di là della riproposizione (spesso sbagliano anche nei copia e incolla) di un comunicato stampa fanno degli approfondimenti per capire se il fatto raccontato sia accaduto o meno. 
Faccio questa riflessione alla luce di una ricerca prodotta da un Centro Studi di una organizzazione sconosciuta che riesce sempre ad avere ribalta nazionale.
La notizia è quella che 87 miliardi di euro sono stati sottratti all'erario. Credo che nessun giornalista si sia posto la domanda come sono stati calcolati, con quale metodo, con quali approfondimenti scientifici, questi 87 miliardi di euro.
Su quale reddito imponibile risulta calcolato l'importo sottratto?
I nostri giornali, anche quelli più titolati, sono pieni di fake news 
Eppure ce la prendiamo con i social.
Non vorrei che con il pretesto delle fake si facesse strada l'idea che verità debba necessariamente contrapporsi a libertà.
Rischio sempre presente ma che, credo, possa scongiurarsi se ognuno facesse il proprio mestiere.
A partire dai giornalisti. 

lunedì 25 dicembre 2017

Sugli auguri di Natale e fine anno

Il rito degli auguri iniziava a fine novembre con l'andare in cartoleria per scegliere le cartoline augurali, trovare il messaggino più simpatico  e soprattutto ricordarsi il numero approssimativo di quanti acquistarne.
La fermata successiva era dal tabaccaio sotto casa per comprare i francobolli.
Il rito poi trovava la sua continuazione a casa, dove, attorno a un tavolo, si discuteva, spesso animatamente, su chi meritava di ricevere il nostro biglietto di auguri.
Si prendeva la scatola dove erano conservati gli auguri ricevuti l'anno prima e si faceva la cernita.
Questo si, questo no. Non ci dimentichiamo di questo, a questo manco se muore e così via.
Individuati, quindi, i fortunati e meritevoli destinatari, si iniziava a litigare su chi dovesse scriverli.
La ricerca su chi aveva una bella scrittura era operazione complicata, visto che tutti negavano di saper scrivere bene.
Si facevano le prove, si scriveva il messaggio augurale, si correggeva, si affinava e finalmente dopo un paio d'ore si dava il via alla scittura dell'augurio e dell'indirizzo sulla busta.
Nel frattempo qualcuno si era incaricato di attaccare il francobollo nella giusta posizione.
Finalmente tutto era pronto.
Mancava l'ultimo dettaglio, individuare chi li portava ad impostare?
Risolto anche questo compito, affidato di norma a chi aveva raggiunto l'altezza necessaria per arrivare al buco della cassetta, si potevano iniziare gli altri riti tipici delle festività natalizi.
Dove mangiamo? che prepariamo da mangiare? che regali? Tutto concluso con l'identica frase che ci si ripete da tempo immemorabile "Non facciamo come l'anno scorso che fino a capodanno abbiamo mangiato quello che è  è rimasto a Natale".
Oggi?
Con gli sms e whatsapp è tutto più semplice, in teoria tutto più diretto.
Invii e ricevi migliaia di messaggi augurali, tutti uguali, tutti poetici e romantici.
A nostro confronto Prevert o Neruda fanno la figura di adolescenti.
Te ne accorgi quando li ricevi
  • quelli che non mettono il nome e non avendo tu il numero in rubrica ti chiedi "cu cazzu e?";
  • quelli che avendo il tuo nome in più gruppi ti inviano lo stesso messaggio due, tre volte, anche quattro;
  • quelli che riportano una frase importante e te la spacciano per loro;
  • quelli che sembrano scritti da Papa Francesco;
  • quelli che ti arrivano da persone che hai visto una sola volta nella vita e non ricordi nemmeno per quale strana ragione hanno il tuo numero di cellulare;
  • quelli di persone che hai o ti hanno mandato a fanculo e di cui non ti importa nulla;
  • quelli di cui ti ricordi l'esistenza solo a Natale o a Pasqua.

Potrei continuare ancora per molto ma preferisco chiuderla qua.
In che modo?
Augurando a chi legge questa breve nota (e solo a voi) serene feste, fatte di cose belle e vere.

Nb. Erano più graditi e sinceri gli auguri che ti consegnava il postino, che, credo a differenza di tutti,odiava queste feste.



Tassare i milionari di Riccardo Staglianò.

  Ci sono dei libri che entrano per puro caso nella nostra vità e che pagina dopo pagina ti aprono un mondo nuovo. Un mondo nel quale servir...