Nessuna ambizione giornalistica, solo il desiderio di esprimere le mie riflessioni su alcuni fatti che accadono. Tutto è opinabile però. Sempre
giovedì 23 agosto 2018
Sacco e Vanzetti, 91 anni dall'esecuzione. Una storia sempre attuale.
domenica 19 agosto 2018
Genova: le privatizzazioni, le Caporetto della sinistra. Aspettando la rivincita di Vittorio Veneto.
Ancora stamani i giornali ci raccontano di Genova, del disastro, dei profitti di Autostrade per l'Italia.
Senza voler entrare in alcun modo nel merito delle indagini della magistratura, sarei felice se si affrontasse con il "pretesto" del crollo del ponte, la vicenda delle "privatizzazioni" italiane.
Reagan era solito parlare dello Stato, inteso quale struttura burocratica e di servizio, quale bestia e in quanto tale occorreva affamarlo.
Non dimenticando che, negli stessi periodi, la signora Thacher in Gran Bretagna, affermava che la società non esisteva. C'erano solo individui spinti esclusivamente dai loro interessi, spesso confliggenti con quelli dello stato. Se occorreva scegliere l'individualismo faceva premio tra tutti.
Ce ne siamo dimenticati? Ci siamo dimenticati che in Italia, forse unico caso al mondo, a guidare le privatizzazioni sono stati i governi di centrosinistra? Che ancora oggi Prodi è orgoglioso di ciò che ha fatto?
Era la modernità, baby.
Tutti alla ricerca del consenso ma non dei cittadini ma della city londinese.
Alla ricerca del consenso dei mercati e degli imprenditori che ne sono i protagonisti. E che protagonisti!
Una classe imprenditoriale, quella italiana, composta in gran parte di straccioni e accattoni. Che hanno pensato che l'internazionalizzazione delle loro imprese si facesse riducendo il costo del lavoro e non innovando i loro prodotti.
La concorrenza la dovevamo fare al Vietnam o alla Malesia. Lo dimostrano, in ultimo, le grida di dolore alle modifiche al contratto di lavoro a tempo determinato. Siamo gli unici a sostenere che in Italia non si assume perchè non si può licenziare. In effetti la precondizione per morire è essere nati. Non nascondiamoci dietro un dito: in questa trappola ci siamo caduti tutti.
Renzi non è figlio del caso o del destino. Renzi è il figlio di ciò che è diventata la sinistra. Una metamorfosi che lui non ha provocato, ne è stato solo il prodotto (sicuramente di qualità ma sempre prodotto). Ora tutti a dire che occorre ricominciare. Ricominciamo, giusto!
Da dove e con chi?
Sarò diventato insofferente ma non riesco a intravedere un futuro con le donne e gli uomini che oggi governano i partiti di centrosinistra.
Nel centenario della prima guerra mondiale mi piace ricordare che dopo la sconfitta di Caporetto, anche su pressione dei governi alleati, si decise di destituire Cadorna e nominare un nuovo comandante, Armando Diaz.
Fu quella la premessa per la vittoria di Vittorio Veneto.
Prendiamo atto che il 4 marzo è stata la Caporetto della sinistra, dei valori della solidarietà e con una nuova classe dirigente lavoriamo per una nuova e duratura Vittorio Veneto.
Nb. Se questo è il percorso, io ci sono.
PS. La riflessione sulle privatizzazioni, a prescindere dal PD va comunque fatta.
domenica 20 maggio 2018
Pd: prima ancora dei popcorn vi siete mangiati la speranza.
domenica 13 maggio 2018
Quando a vincere è l'equilibrio del terrore. Trump e la Corea del Nord.
I giornali degli ultimi giorni ci hanno informato che il presidente degli Stati Uniti, il prossimo 12 giugno si incontrerà con il dittatore coreano Kim Jong-Un.
lunedì 26 marzo 2018
Statistiche e infortuni.
Oggi pomeriggio in macchina, ascoltando un radiogiornale ho appreso che nel 2017, a fronte di una diminuzione degli infortuni sul lavoro sono aumentati quelli mortali e quelli nel tragitto casa lavoro.
Sarò minchia ma non me la bevo.
Guarda caso aumentano gli infortuni mortali che, per ovvie ragioni, non possono nascondersi. Diminuiscono tutti gli altri che, volendo, possono essere dissimulati quale malattia. Aumentano quelli definiti in itinere, che hanno una particolarità: non è colpa del datore di lavoro e dell'assenza di prevenzione.
A pensare male si fa peccato ma ci si azzecca! (come diceva la buonanima di Andreotti)
domenica 25 marzo 2018
Fatti, notizie, fake, verità e libertà
lunedì 25 dicembre 2017
Sugli auguri di Natale e fine anno
La fermata successiva era dal tabaccaio sotto casa per comprare i francobolli.
Il rito poi trovava la sua continuazione a casa, dove, attorno a un tavolo, si discuteva, spesso animatamente, su chi meritava di ricevere il nostro biglietto di auguri.
Si prendeva la scatola dove erano conservati gli auguri ricevuti l'anno prima e si faceva la cernita.
Questo si, questo no. Non ci dimentichiamo di questo, a questo manco se muore e così via.
Individuati, quindi, i fortunati e meritevoli destinatari, si iniziava a litigare su chi dovesse scriverli.
La ricerca su chi aveva una bella scrittura era operazione complicata, visto che tutti negavano di saper scrivere bene.
Si facevano le prove, si scriveva il messaggio augurale, si correggeva, si affinava e finalmente dopo un paio d'ore si dava il via alla scittura dell'augurio e dell'indirizzo sulla busta.
Nel frattempo qualcuno si era incaricato di attaccare il francobollo nella giusta posizione.
Finalmente tutto era pronto.
Mancava l'ultimo dettaglio, individuare chi li portava ad impostare?
Risolto anche questo compito, affidato di norma a chi aveva raggiunto l'altezza necessaria per arrivare al buco della cassetta, si potevano iniziare gli altri riti tipici delle festività natalizi.
Dove mangiamo? che prepariamo da mangiare? che regali? Tutto concluso con l'identica frase che ci si ripete da tempo immemorabile "Non facciamo come l'anno scorso che fino a capodanno abbiamo mangiato quello che è è rimasto a Natale".
Oggi?
Con gli sms e whatsapp è tutto più semplice, in teoria tutto più diretto.
Invii e ricevi migliaia di messaggi augurali, tutti uguali, tutti poetici e romantici.
A nostro confronto Prevert o Neruda fanno la figura di adolescenti.
Te ne accorgi quando li ricevi
- quelli che non mettono il nome e non avendo tu il numero in rubrica ti chiedi "cu cazzu e?";
- quelli che avendo il tuo nome in più gruppi ti inviano lo stesso messaggio due, tre volte, anche quattro;
- quelli che riportano una frase importante e te la spacciano per loro;
- quelli che sembrano scritti da Papa Francesco;
- quelli che ti arrivano da persone che hai visto una sola volta nella vita e non ricordi nemmeno per quale strana ragione hanno il tuo numero di cellulare;
- quelli di persone che hai o ti hanno mandato a fanculo e di cui non ti importa nulla;
- quelli di cui ti ricordi l'esistenza solo a Natale o a Pasqua.
Potrei continuare ancora per molto ma preferisco chiuderla qua.
In che modo?
Augurando a chi legge questa breve nota (e solo a voi) serene feste, fatte di cose belle e vere.
Nb. Erano più graditi e sinceri gli auguri che ti consegnava il postino, che, credo a differenza di tutti,odiava queste feste.
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