giovedì 29 novembre 2012

Il XIV Rapporto di Sbilanciamoci



Presentato a Roma il XIV Rapporto di Sbilanciamoci! su: “Come usare la spesa pubblica per i diritti, l’ambiente, la pace”. Il Rapporto, oltre ad analizzare criticamente le politiche del governo italiano e di Unione e Commissione europea – formula 94 proposte specifiche e dettagliate, in una “manovra” da 29 miliardi di euro.
La filosofia della controfinanziaria n. 14 è opposta a quella delle politiche neoliberiste e di “austerity”: per fronteggiare la crisi bisogna investire nel rilancio dell’economia, nella redistribuzione della ricchezza e in un nuovo modello di sviluppo sostenibile e di qualità. Per far crescere la torta bisogna prima fare delle fette più eque per tutti.
La controfinanziaria – frutto di un lavoro collettivo della rete di Sbilanciamoci– va ad aggiungersi alle altre numerose iniziative culturali, politiche ed editoriali alle quali il sito sbilianciamoci.info sta lavorando. La "Rete europea degli economisti progressisti" è stata lanciata a Firenze 10+10 da Sbilanciamoci! e dai suoi "cugini" di dieci paesi europei con il documento che trovate in questa pagina. La chiusura dell'Ilva di Taranto decisa dall'azienda richiede un nuovo intervento pubblico che sappia tutelare il lavoro e l’ambiente; Riccardo Colombo e Vincenzo Comito in questa pagina spiegano come si potrebbe realizzare. L’Italia ha un problema più generale di politica industriale e l’appello di 50 economisti.(L'appello)
Il governo ha imposto un accordo sulla produttività inutile e dannoso, e 75 economisti firmano una critica e indicano un’alternativa. Abbiamo rotto il silenzio italiano sull’impossibile “Fiscal compact” pubblicando l’analisi degli “Economisti sgomenti” francesi nell’ebook presentato. È l’insieme di quest’anno di governo Monti che non ha funzionato, come spiega in dettaglio in questa pagina Pitagora.  Le proposte di Sbilanciamoci! spiegano come si può fare.

martedì 27 novembre 2012

Un post sulla situazione ellenica di un giornalista greco tradotto in italiano.

La crisi del debito greco aggrava il risentimento tra le nazioni europee. Tuttavia, la lotta dei Greci contro gli interessi economici privati riguarda ​​tutti noi.
Non sono mai stato così disperato dal dover spiegare questo e, al tempo stesso, così pieno di speranza che le persone possano capire questo semplice fatto: le proteste in Grecia vi riguardano tutti direttamente.
Quello che sta succedendo ad Atene in questo momento è la resistenza contro un’invasione brutale quasi quanto quella della Polonia nel 1939. Gli invasori sono vestiti in giacca e cravatta invece che in uniforme e sono dotati di computer portatili al posto dei fucili, ma non lasciamoci ingannare: l’attacco contro la nostra sovranità è violento e profondo. Gli interessi dei patrimoni privati stanno dettando le politiche che la nostra nazione sovrana deve adottare, espressamente e direttamente contro l’interesse nazionale. Ignorare questo significa ignorare il pericolo. Forse preferite immaginare che tutto questo si fermerà lì? Forse vi dite che l’ufficiale giudiziario non arriverà in seguito in Portogallo, Irlanda, Spagna né in Inghilterra? Tutto questo è già iniziato ed è per questo che non possiamo permetterci di ignorare ciò che sta accadendo.
Sono loro che ci impongono tutte queste privatizzazioni. Josef Schlarmann, storico esponente del partito di Angela Merkel ci ha fatto recentemente una proposta, oh!, così utile: dovremmo vendere le nostre isole a investitori privati ​​al fine di pagare gli interessi sul nostro debito, interessi che ci sono stati imposti per stabilizzare le istituzioni finanziarie e il fallimento di un’esperienza monetaria. E, naturalmente, è solo un caso che studi recenti dimostrino che ci sono enormi riserve di gas nel Mar Egeo. 
La Cina è coinvolta in tutto questo poiché ha enormi riserve di valuta estera, di cui più di un terzo in euro. Siti storici come l’Acropoli potrebbero essere privatizzati. Se non rispondiamo alle richieste dei politici stranieri, il rischio è che ce lo impongano. Trasformeranno il Partenone e l’antica Agorà in Disneyland, e sotto-pagheranno persone per mascherarsi da Platone o Socrate per recitare i capricci dei ricchi.
I greci sono caduti nella trappola del capitalismo
Capite bene che non sto cercando di giustificare i miei connazionali di tutte le colpe. Abbiamo fatto un sacco di errori. Quando sono tornato in Grecia nel 2006, ho passato i primi mesi a osservare un paese completamente diverso da quello che avevo lasciato dietro di me nel 1991. Ogni cartello, ogni fermata di bus, ogni pagina di rivista esaltava le virtù dei finanziamenti agevolati. Era una distribuzione di denaro gratuito!

sabato 24 novembre 2012

Produttività: Appello per un patto utile per il Paese

Un gruppo di economisti denuncia gli errori del Patto per la produttività, chiede alle Parti sociali di fermare il declino e al governo di sostenere l’impegno per relazioni industriali più eque, efficaci e produttive

La volontà delle Parti sociali di giungere alla firma di un accordo programmatico per fermare il declino del sistema industriale italiano e muoversi in una prospettiva di crescita non può e non deve essere sprecata. Troppo evidenti sono, da un lato, le difficoltà di cui soffre il nostro sistema produttivo, così come, dall’altro lato, la necessità di offrire una prospettiva di crescita economica sostenibile e di benessere per le future generazioni.
Proprio perché condividiamo questa necessità e urgenza, riteniamo che il testo conclusivo accordo sulla produttività, proposto da Confindustria il 16 novembre 2012 alla firma delle varie organizzazioni imprenditoriali e sindacali delle imprese e dei lavoratori  costituisca un riferimento importante ma non conclusivo del confronto tra le Parti sociali. Questo testo deve essere migliorato affrontando i nodi ancora aperti, al fine che tutte le Parti sociali possano porvi con convinzione la loro firma. Se occorre tempo, si prenda tempo e si continui il confronto.
Riteniamo che i seguenti aspetti meritino una ulteriore riflessione.
1) Non è opportuno accordarsi sul merito di quanto deve essere fatto nella contrattazione collettiva per innescare un circolo virtuoso tra crescita delle retribuzioni e crescita della produttività prescindendo dalla questione aperta della democrazia sindacale, della certificazione della rappresentanza, della esigibilità degli accordi sottoscritti, dei diritti di rappresentare e contrattare – diritti da garantire sia per i firmatari che per i non firmatari degli accordi. Vi sono i presupposti condivisi nell’accordo del giugno 2011; occorre solo darne attuazione, per via negoziale tra le confederazioni o, in subordine, per via legislativa.
2) Gli strumenti di incentivazione fiscale per la diffusione della contrattazione di secondo livello e l’estensione delle retribuzioni variabili tramite la contrattazione di secondo livello (detassazione e decontribuzione) risultano efficaci solo se si introducono meccanismi di collegamento tra retribuzioni e risultati d’impresa centrati su: innovazione tecnologica ed organizzativa interna alle imprese; innovazione di prodotto e di qualità dello stesso; nuove tecnologie di produzione basate sulle ICT; nuovi disegni organizzativi dell’impresa e del lavoro; processi formativi, di valorizzazione e responsabilizzazione delle risorse umane, di coinvolgimento e partecipazione dei dipendenti e delle loro rappresentanze nella organizzazione del lavoro e della produzione (in attuazione dell’art. 46 della Costituzione). Essenziale risulta l’attivazione delle complementarità tra questi fattori che rendono moltiplicativo il loro impatto sulla produttività. Ogni scorciatoia che prediliga tradizionali indicatori di produttività e redditività output-oriented rischia di rendere inefficace il meccanismo premiante che si intende introdurre, lasciando aperta la strada a forme di salario variabile “cosmetiche” con effetti nulli sulla competitività delle imprese. Modelli di incentivazione dello sforzo lavorativo o di suddivisione del rischio sono tipici di concezioni di impresa arcaiche che introducendo comportamenti non-virtuosi possono perfino abbassare la produttività, la redditività e la competitività dell’impresa e dell’economia nel suo complesso, accrescendo le zone di rendita già presenti, che ostacolano le opportunità di ripresa.
3) La strategia che tende a far crescere il ruolo della contrattazione di secondo livello, aziendale e territoriale, a scapito di quella di primo livello, nazionale, in ragione anche della ridotta estensione attuale della contrattazione decentrata, corre il rischio di produrre una ulteriore riduzione delle protezioni e delle tutele che solo il contratto nazionale garantisce ai lavoratori dipendenti; al contempo con questa strategia si rischia che una quota della retribuzione certa fissata col contratto nazionale sia trasformata in retribuzione incerta perché variabile definita a livello decentrato, vanificando quell’aumento delle retribuzioni reali auspicato da molti come utile misura per sostenere la domanda interna, a tutto svantaggio non solo dei lavoratori ma del sistema delle imprese e dell’economia nel suo complesso.
Abbiamo a cuore il sistema produttivo italiano, la sua capacità concorrenziale nel contesto internazionale, la crescita della sua capacità di creare reddito e benessere sostenibili nel tempo per l’intera comunità. Al contempo siamo convinti che l’intero sistema delle imprese ed il mondo del lavoro tutto sono indispensabili per costruire insieme un cambio di direzione e imboccare insieme una via di uscita, ma non possono sopportare da soli i costi del necessario cambiamento strutturale. L’azione del Governo è altrettanto indispensabile, sul terreno delle politiche di innovazione, delle risorse economiche per supportare le imprese nelle loro strategie innovative, delle politiche di istruzione e di sostegno diretto al sistema della ricerca, pubblica e privata, di riduzione del carico fiscale sulla produzione di reddito e sul lavoro.
Per queste ragioni auspichiamo che il confronto tra le Parti sociali non si interrompa ma prosegua al fine di giungere alla firma di un Accordo per la crescita della produttività e della competitività in Italia che non prescinda da quanto sopra delineato ma che anzi se ne faccia carico in toto; ed al contempo auspicano che il Governo trovi la volontà politica e le risorse economiche per supportare la realizzazione concreta di tale Accordo.
20 Novembre 2012

Prof. Nicola Acocella, Università La Sapienza, Roma
Prof. Riccardo Leoni, Università di Bergamo
Prof. Paolo Pini, Università di Ferrara
Prof. Leonello Tronti, Università di Roma Tre

Coloro che desiderano aderire all’Appello sono invitati ad inviare una mail al seguente indirizzo:
indicando nell’Oggetto: Aderisco all’Appello “Un Patto che sia utile per il Paese"
e nel testo: Nome, Cognome, qualifica, città

venerdì 23 novembre 2012

25 novembre: Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.

Le Sorelle Mirabal

Ojo de Agua (Santo Domingo): Patria (1924-1960);  Minerva (1926-1960);  Maria Teresa (1936-1960);  Dedé (1925 - vivente)

Aida Patria Mercedes, Maria Argentina Minerva, Antonia Maria Teresa Mirabal nacquero a Ojo de Agua provincia di Salcedo nella Repubblica Dominicana da una famiglia benestante. Combatterono la dittatura(1930-1961) del dominicano Rafael Trujillo, con il nome di battaglia Las Mariposas (Le farfalle).
Il 25 novembre 1960 Minerva e Maria Teresa decidono di far visita ai loro mariti, Manolo Tavarez Justo e Leandro Guzman, detenuti in carcere. Patria, la sorella maggiore, vuole accompagnarle anche se suo marito è rinchiuso in un altro carcere e contro le preghiere della madre che teme per lei e per i suoi tre figli. L’intuizione della madre si rivela esatta: le tre donne vengono prese in un’imboscata da agenti del servizio segreto militare, torturate e uccise.
Il loro brutale assassinio risveglia l’indignazione popolare che porta nel 1961 all’assassinio di Trujillo e successivamente alla fine della dittatura.
Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 54/134, dichiara il 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne in loro memoria.
La militanza politica delle tre sorelle Mariposas era iniziata quando Minerva, la più intellettuale delle tre, il 13 ottobre 1949, durante la festa di san Cristobal, organizzata dal dittatore per la società più ricca di Moca e Salcedo, aveva osato sfidarlo apertamente sostenendo le proprie idee politiche.
Quella data segna l’inizio delle rappresaglie contro Minerva e tutta la famiglia Mirabal, con periodi di detenzione in carcere per il padre e la confisca dei beni per la famiglia.
Minerva mostra fin da bambina un carattere forte e indipendente e una grande passione per la lettura, il suo paese e la libertà. La sua influenza sulle sorelle è notevole, soprattutto su Maria Teresa, la più piccola, che la prende a modello e cerca di emularla negli studi universitari, iscrivendosi ad Architettura, facoltà che non termina, conquistando soltanto il grado tecnico in Agrimensura.
Maria Teresa segue Minerva giovanissima nella militanza politica, dopo essersi fidanzata con un altro attivista politico, Leandro Guzmàn, amico del marito di Minerva.
Dopo la conclusione degli studi superiori Minerva chiede ai genitori il permesso di studiare Diritto all’Università (suo grande sogno fin dall’infanzia), ma la madre di oppone: conoscendo le sue spiccate idee politiche, teme per la sua incolumità. Per consolarla del diniego il padre le permette di imparare a guidare e le regala un automobile su cui, con grande audacia per i tempi, scorrazza da sola per tutta la provincia.
Ma nel 1952, all’età di ventisei anni, Minerva riesce a iscriversi all’Università di Santo Domingo, che frequenterà fra divieti e revoche. Dopo la laurea però non le viene consentito l’esercizio della professione.
Minerva, unica donna insieme a Dulce Tejada in un gruppo di uomini, il 9 gennaio del 1960 tiene nella sua casa la prima riunione di cospiratori contro il regime che segnò la nascita dell’organizzazione clandestina rivoluzionaria Movimento del 14 giugno e il cui presidente fu suo marito Manolo Tamarez Justo, assassinato nel 1963.
Minerva fu l’anima del movimento «Durante un’epoca di predominio dei valori tradizionalmente maschili di violenza, repressione e forza bruta, dove la dittatura non era altro se non l’iperbole del maschilismo, in questo mondo maschilista si erse Minerva per dimostrare fino a che punto ed in quale misura il femminile è una forma di dissidenza». (Dedè Mirabal)
Ben presto nel Movimento 14 giugno, oltre alla giovanissima (quando fu assassinata aveva soltanto venticinque anni) Maria Teresa e al marito, che già da anni erano attivisti politici, furono coinvolti anche la materna e solidale Patria e il marito Pedro Gonzalez.
Patria aveva abbandonato gli studi presso una scuola secondaria cattolica di La Vega (come farà Dedé per badare all’attività familiare) per sposare a sedici anni un agricoltore. Patria è molto religiosa e generosa, allegra e socievole; si definisce “andariega”, girovaga, perché ama molto viaggiare. Era madre di quattro figli (ma l’ultimo visse soltanto pochi mesi) e non esita ad aderire al movimento per « non permettere che i nostri figli crescano in questo regime corrotto e tirannico».
La loro opera rivoluzionaria è tanto efficace che il Dittatore in una visita a Salcedo esclama: «Ho solo due problemi: la Chiesa cattolica e le sorelle Mirabal».
Nell’anno 1960 Minerva e Maria Teresa vengono incarcerate due volte; la seconda volta vengono condannate a cinque anni di lavori forzati per avere attentato alla sicurezza nazionale, ma a causa della cattiva reputazione internazionale di Trujillo dopo l’attentato al presidente venezuelano Betancourt, vengono rilasciate e messe agli arresti domiciliari.
Anche i loro mariti e il marito di Patria, Pedro Gonzalez, vengono imprigionati e torturati.
Trujillo progetta il loro assassinio in modo che sembri un incidente, per non risvegliare le proteste nazionali e internazionali; infatti i corpi massacrati delle tre eroine vengono gettati con la loro macchina in un burrone.
L’assassinio delle sorelle Mirabal provoca una grandissima commozione in tutto il paese, che pure aveva sopportato per trent’anni la sanguinosa dittatura di Trujillo. La terribile notizia si diffonde come polvere, risvegliando coscienze in letargo.
L’ unica sorella sopravvissuta, perché non impegnata attivamente, Belgica Adele detta Dedé, ha dedicato la sua vita alla cura dei sei nipoti orfani: Nelson, Noris e Raul, figli di Patria; Minou e Manuelito, figli di Minerva, che avevano perso il padre e la madre, e Jaqueline figlia di Maria Teresa, che non aveva ancora compiuto due anni. Dedé esorcizzerà il rimorso per essere sopravvissuta alle amatissime sorelle dandosi il compito di custode della loro memoria: «Sopravvissi per raccontare la loro vita». Nel marzo 1999 ha pubblicato un libro di memorie Vivas in su jardin dedicato alle sorelle, le cui pagine sono definite come «fiori del giardino della casa museo dove rimarranno vive per sempre le mie farfalle».
La loro vita è stata narrata anche dalla scrittrice dominicana Julia Alvarez nel romanzo Il tempo delle farfalle (1994), da cui è stato tratto nel 2004 il film di Mariano Barroso In The time of Butterflies, con Salma Hayek.

giovedì 22 novembre 2012

Le risposte del Ministero del Lavoro a quesiti relativi alla sicurezza sul lavoro

Il Ministero del Lavoro risponde a quesiti sulla sicurezza sul lavoro riguardanti
a) la formazione a distanza;
b) gli obblighi relativi ai "buoni di lavoro";
c) sulla redazione del documento di valutazione;
d) microclima;
e) stage e tirocini.
 
Si possono effettuare corsi di formazione per i lavoratori addetti al primo soccorso in modalità e-learning (quindi a distanza)?
(Quesito del 1 ottobre 2012)


Premesso che la materia della formazione non rientra fra le competenze primarie di questa Direzione Generale per essere più propriamente attinente all’ambito delle competenze delle Regioni e delle Province autonome, si forniscono, in ordine al quesito proposto, le seguenti osservazioni.

Anzitutto, si evidenzia che, in materia di primo soccorso, il comma 2 dell’articolo 45 del
D.Lgs.9 aprile 2008 n.81 e s.m.i., anche noto come Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, prevede che la disciplina relativa ai “requisiti del personale addetto e la sua formazione” sia individuata nelle previsioni del D.M. 15 luglio 2003 n.388. Tale provvedimento, in particolare, dispone, all’articolo 3, commi 2, 3 e 4, quanto segue:
“2. La formazione dei lavoratori designati e' svolta da personale medico, in collaborazione, ove possibile, con il sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale. Nello svolgimento della parte pratica della formazione il medico può avvalersi della collaborazione di personale infermieristico o di altro personale specializzato.
3. Per le aziende o unità produttive di gruppo A i contenuti e i tempi minimi del corso di formazione sono riportati nell'allegato 3, che fa parte del presente decreto e devono prevedere anche la trattazione dei rischi specifici dell'attività svolta.
4. Per le aziende o unità' produttive di gruppo B e di gruppo C i contenuti ed i tempi minimi del corso di formazione sono riportati nell'allegato 4, che fa parte del presente decreto.”

Alla luce delle considerazioni su espresse, pertanto, si ritiene che la formazione degli addetti al primo soccorso possa essere effettuata solo in parte in modalità e-learning atteso che, constando la stessa di una parte pratica, non potrà prescindersi da lezioni in aula effettuate mediante un approccio di carattere operativo con esercitazioni pratiche, al fine di garantire maggior efficacia nell’acquisizione delle nozioni trasmesse e nell’apprendimento di comportamenti volti a realizzare una concreta tutela della salute dei lavoratori.

I lavoratori autonomi sono obbligati a redigere il Documento di valutazione dei rischi ai sensi dell’articolo 28 del d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81?
(Quesito del 14 settembre 2012)


A riscontro di quanto richiesto, si evidenzia che l’articolo 21 del D.Lgs.9 aprile 2008 n.81
e s.m.i., anche noto come Testo unico di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro (di seguito T.U.), stabilisce che i componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del codice civile, i lavoratori autonomi che compiono opere o servizi ai sensi dell’art. 2222 del codice civile, i coltivatori diretti del fondo, i soci delle società semplici operanti nel settore agricolo, gli artigiani e i piccoli commercianti, soggiacciono all’obbligo di utilizzare attrezzature di lavoro in conformità alle disposizioni di cui al Titolo III, munirsi di dispositivi di protezione individuale ed utilizzarli conformemente alle disposizioni del medesimo Titolo III e munirsi di apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia, contenente le proprie generalità (ma quest’ultimo obbligo è previsto solo nell’ipotesi in cui effettuino la loro prestazione in un luogo di lavoro nel quale si svolgano attività in regime di appalto o subappalto).
L’articolo 21, al comma 2, poi, prevede la facoltà degli stessi soggetti, in relazione ai rischi propri delle attività svolte e con oneri a proprio carico, di beneficiare della sorveglianza sanitaria secondo le previsioni dell’art. 41 del T.U. (fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali) e partecipare a corsi di formazione specifici in materia di salute e sicurezza sul lavoro, incentrati sui rischi propri delle attività svolte, secondo quanto previsto dall’articolo 37 del T.U. (anche in tal caso fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali).
Alla luce delle considerazioni su esposte ed in risposta al quesito formulato, si evidenzia che i soggetti su menzionati non saranno obbligati a redigere il documento di valutazione dei rischi, atteso che tale obbligo incombe unicamente in capo a chi riveste la qualifica di datore di lavoro.

mercoledì 21 novembre 2012

http://www.pippodinatale.info

A due anni dall'apertura di questo blog, ho voluto provare una nuova esperienza, quella di acquistare un dominio che è www.pippodinatale.info.
Da oggi, quindi, il mio blog è raggiungibile sia all'indirizzo http://lavoroeoltre.blogspot.it sia www.pippodinatale.info.
Da parte mia farò del mio meglio per rendere il blog sempre più interessante e utile.
Grazie a tutti voi che lo avete visitato e soprattutto a coloro che lo visiteranno.

Quando la precarietà diventa un problema di salute. Una ricerca in proposito

Uno studio su un campione di lavoratori tra i 15 e i 30 anni mostra come il lavoro a tempo determinato riduca il loro benessere psicologico e la loro felicità. Specialmente se sono uomini e non ricevono assistenza economica dalla famiglia.
 
Le condizioni di lavoro nei paesi europei sono cambiate drasticamente negli ultimi venti anni, testimoniando una riduzione dei contratti “standard” full-time e un aumento dei contratti a tempo determinato. Tutto ciò si è verificato anche in Italia, dove, in seguito all’entrata in vigore della legge Biagi, il lavoro a tempo determinato si è diffuso ampiamente, particolarmente tra i giovani.

LE BASI DELLA RICERCA
A pochi anni dall’entrata in vigore della legge Biagi il panorama italiano comincia a essere arricchito dalle prime verifiche empiriche sulla possibilità che il lavoro temporaneo rappresenti un canale di ingresso nel mercato del lavoro a tempo indeterminato, o se possa essere invece una trappola che conduce a una situazione di “precariato permanente”. (1) Sono quasi del tutto assenti invece, a livello nazionale, lavori che mettono in relazione lavoro atipico e salute dei lavoratori, contributi di cui è ricco il panorama internazionale.
La letteratura empirica sull’influenza delle condizioni contrattuali che considera il lavoro temporaneo e quello permanente mette in rilievo soprattutto uno svantaggio: la riduzione del benessere psicologico dei lavoratori sembra essere molto simile a quella causata dalla disoccupazione con cui il precariato condivide molte caratteristiche, come basse credenziali e basso reddito. Questi risultati trovano conferma in una ricerca basata sui dati della survey «Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari» condotta dall’Istat tra il 2004 e il 2005 (i più recenti dati disponibili ad oggi), integrati con i micro-dati forniti dalla Banca d’Italia dell'«Indagine sui bilanci delle famiglie italiane» - nota come Shiw, dall’inglese Survey on Households Income and Wealth - che contiene informazioni sul reddito e sulla ricchezza delle famiglie. L’analisi è condotta su un campione di 8280 individui attivi nel mercato del lavoro e di età compresa tra i 15 (età minima legale per iniziare a lavorare in Italia nel 2005) e i 30 anni. (2) Sono i giovani lavoratori infatti a essere stati maggiormente interessati dal processo di liberalizzazione del mercato del lavoro che ha investito l’Italia nell’ultima decade.
Per studiare le conseguenze sul benessere individuale del lavoro temporaneo e della mancanza di sicurezza sul lavoro, l’analisi considera quattro indicatori di salute: la salute percepita, una misura di felicità, una misura oggettiva di benessere fisico e una oggettiva di salute mentale.
La salute percepita è stata inferita impiegando un indicatore di benessere/malessere psicofisico raccomandato dall’Oms: alla domanda «Come va in generale la sua salute?» l’intervistato risponde esprimendo un giudizio su una scala categorica a cinque valori (molto male, male, discretamente, bene, molto bene). È stato, inoltre, utilizzato il questionario SF-12 dalla Health Related Quality of Life Instrument Short Form. Si tratta di un questionario composto da dodici domande dalle quali vengono ricavati due indici sintetici relativi alla funzionalità fisica e mentale, il Physical Component Summary (Pcs) score e il Mental Component Summary (Mcs) score. Tali indicatori sono stati per prima introdotti dalla Rand Corporation e sono largamente utilizzati come misure oggettive di benessere fisico e psicologico. Infine, è stata utilizzata una misura di felicità: si tratta di un indicatore misurato ancora su una scala ordinale che va da 1 a 5, dove 1 indica “Così infelice che le sembra che la vita non abbia valore“ e 5 “felice e interessato alla vita”.



Tassare i milionari di Riccardo Staglianò.

  Ci sono dei libri che entrano per puro caso nella nostra vità e che pagina dopo pagina ti aprono un mondo nuovo. Un mondo nel quale servir...