martedì 17 novembre 2015

Holland, l'isis e la guerra

Sull'onda delle emozioni, sulle note della marsigliese e in uno scenario fortemente  simbolico (la Reggia di Versailles), Holland ha chiesto tre cose:
  • l'unita della nazione;
  • la modifica dei vincoli di bilancio imposti dalla UE;
  • la modifica della Costituzione. 
Solo così, ha detto, si vincerà la guerra che la Francia intende muovere all'isis. 
Da uomo della strada, quale sono ma in questo momento mi fanno più paura le parole del presidente francese che le bombe dell'isis.

Nb. Il fatto che Holland sia socialista e un elemento in più alla paura che provo.

giovedì 1 ottobre 2015

La Sicilia e l'Expo. Un'esperienza personale

La settimana scorsa ho visitato l'Expo.
Vuoi per fatto affettivo, vuoi per campanilismo non poteva mancare una visita al Cluster biomediterraneo di cui la Sicilia è capofila.
Niente di eccezionale ma la Sicilia non sfigurava al confronto degli altri paesi presenti (Grecia, Serbia, Montenegro, Egitto, Libano per citarne alcuni). 
Sono stato anche fortunato: ho assistito alla degustazione di quattro formaggi DOP siciliani.
In questo viaggio tra i sapori isolani ci ha accompagnato una persona eccezionale. Di rara competenza e soprattutto di una capacità comunicativa non comune.
Piazzetta Sicilia si è riempita di gente attenta, molti erano siciliani emigrati, felici,come me, di vedere e assaggiare l'eccellenza sicula.
Sono stato contento di essere lì, orgoglioso della mia sicilianità. 
Almeno fino a quando uno dei presenti non ha chiesto dove era possibile acquistare i prodotti.
È sceso il gelo tra i presentatori: non sono stati in grado di dare una risposta.
Si sono appalesati tutti i limiti della nostra politica, del nostro ritardo, dell'incapacità di sostenere lo sviluppo.
A che serve avere le eccellenze (da tutti riconosciute) se poi non siamo in grado di raggiungere i mercati, di vendere i prodotti che con tanta fantasia ma con altrettanta fatica si realizzano nella isola.
Un plauso ai produttori ennesi, ragusani e del Belice presenti, per quello che sono riusciti a fare ma non posso, con altrettanto chiarezza, non esprimere grande rabbia per l'incapacità di chi, avendo responsabilità di governo, non sostiene e aiuta chi con il proprio lavoro rende grande la Sicilia. Vergogna.

lunedì 28 settembre 2015

Sassen Saskia: Espulsioni. Brutalità e complessità nell'economia globale

Vi consiglio questo libro



Intervista all'autrice

Oggi le coste italiane sono diventate il teatro di un evento profondamente diverso rispetto al passato. E basta volgere lo sguardo oltre il bacino del Mediterraneo per capirlo. Siamo di fronte a un grande esodo, che riguarda quasi tutto il pianeta". Saskia Sassen, economista e sociologa della Columbia University, tra i massimi esperti in tema di globalizzazione, non ha dubbi: "La storia ha già conosciuto fasi di grandi migrazioni, ma mai su questa scala, nello stesso periodo e con una tale rapidità".

Professoressa Sassen, come si spiega la fatica dell'Unione Europea per elaborare un piano condiviso?
"Negli ultimi decenni i Paesi europei  -  ma lo stesso vale per gli Stati Uniti  -  hanno seguito una sola strategia: accogliere i migranti, più o meno legali, finché hanno avuto bisogno di lavoratori a basso costo. Perché servivano a risolvere un problema interno all'economia occidentale. Ma non si sono preoccupati né dei governi dei Paesi da cui i migranti oggi scappano, né di programmare una politica migratoria sostenibile ed efficace".

Verso quale soluzione si dovrebbe quindi lavorare oggi?
"È difficile dirlo, perché la situazione sembra ormai sfuggita di mano, al punto che l'Alto commissariato per i rifugiati non sa nemmeno come chiamare le regioni d'origine dei 60 milioni di persone in fuga. Da "terre caotiche", dice l'ultimo rapporto dell'Onu, visto che in molti casi  -  Libia inclusa  -  è impossibile stabilire quale sia il governo legittimo. Io di una cosa sono certa: non bisogna rinunciare a cercare interlocutori credibili in Africa. Senza di loro una politica migratoria resta impraticabile".

L'Europa, invece, si chiude. La Francia respinge i profughi a Ventimiglia, l'Ungheria innalza un muro sul confine con la Serbia. E si fatica a trovare un accordo comune per fronteggiare l'emergenza.
"Repressioni e misure di controllo sono soluzioni temporanee: forse possono tamponare provvisoriamente il flusso dei migranti, ma non incidono sulle ragioni delle migrazioni".

Il progetto di un'Europa unita e solidale rischia di naufragare?
"Spero che l'Unione Europea continui a rafforzarsi, ma penso che possa farcela solo a patto di diventare più democratica e meno neo-liberista. Perché l'accoglienza è più difficile quando la ricchezza si concentra nelle mani di pochi e anche la classe media viene piano piano espulsa da case e da zone decorose".

Da anni ormai l'estrema destra europea usa la leva della xenofobia. Crede che l'Italia e la Francia si consegneranno presto a Matteo Salvini e a Marine Le Pen?
"L'Europa sarebbe la regione meglio posizionata per opporre alla logica dell'esclusione la cultura dell'inclusione, ma è anche vero che molti elementi lasciano presagire ben altro. Basta pensare alle recenti elezioni in Danimarca (il Partito del popolo danese ha ottenuto il 21,1% dei voti, diventando il secondo partito in Parlamento, ndr ). In un paese che pure è per molti versi illuminato e ragionevole...".

E la sinistra? Ritiene che debba rimproverarsi di non aver capito l'importanza del problema migratorio per le fasce più deboli della popolazione?
"Stabilire di chi siano le colpe non porta da nessuna parte e non aiuta a trovare soluzioni. Ma penso che la sinistra paghi una certa noncuranza, l'incapacità di mettere a fuoco il problema e riconoscere le caratteristiche più sottili delle migrazioni. C'è stato un atteggiamento di semplicistico laissez faire . E nessuno ha saputo mettere minimamente in luce i nessi tra le guerre fuori dall'Occidente e tutte le tipologie di espulsione perpetrate nell'Occidente stesso".

Il suo ultimo libro, invece, si intitola per l'appunto Espulsioni. Oggi le farà un certo effetto osservare come ciò che ogni Paese europeo chiede è esattamente "espellere" gli immigrati irregolari.
"Sì, proprio così. Ma il paradosso è che la maggioranza dei migranti che stanno approdando in Europa vive già in una condizione di espulsione. Direi anzi che gli sbarchi di queste settimane sono probabilmente il primo segnale di un futuro nel quale sempre più persone saranno costrette a muoversi, proprio perché espulse dall'economia globale. E quando il proprio territorio è devastato dalla guerra, ma anche da desertificazioni, inondazioni, espropriazioni terriere, non si aspira ad altro che alla mera sopravvivenza. Non si fugge in cerca di una vita migliore, ma soltanto per conservare la propria vita".


mercoledì 26 agosto 2015

Aiutamoli a casa loro

Da quando è iniziata questa estate, le immagini televisive ci hanno presentato un esodo biblico: siamo invasi da immigrati! 
Ormai è chiaro: da tutto il sud del mondo, orde di disperati si riversano da noi, alla ricerca di un futuro fatto da ricchi da depredare, da donne da violentare e tanto altro.
I giornali si riempiono di commenti e soluzioni.
Bene, la più gettonata è quella di aiutarli a casa loro.
Ineccepibile! 
Solo che la storia ci dice una cosa diversa: ogni volta che siamo andati (sempre armati, aggiungo) a casa loro i danni, i dolori, la povertà che abbiamo causato non sono altro che l'origine di queste migrazioni.
Perchè stavolta dovrebbe essere diverso?

martedì 25 agosto 2015

Italiani, brava gente?

Estate, tempo di relax, più tempo da dedicare a se stessi, più tempo da dedicare alla lettura, di fare qualche nuova scoperta: è cosi è stato.
Mi è capitato tra le mani il libro "Italiani brava gente'" di Angelo Del Bocca.
Ne avevo sentito parlare, conoscevo l'autore, avendo letto dei suoi libri sul colonialismo italiano e una serie di interviste da lui fatte e raccolte in un libro. 
Ero preparato a leggere un libro controcorrente, un libro che metteva a nudo i comportamenti degli italiani brava gente in un secolo di storia unitaria.
Scoprire, però, che siamo stati i primi a usare bombe chimiche sui libici ed etiopi, che i nostri civilizzatori avevano ridotto in schiavitù coloro che lavoravano nelle loro fattorie e che torture, omicidi di massa, processi sommari,  fossero all'ordine del giorno non me lo sarei aspettato.
Cosi come i comportamenti delle nostre truppe d'occupazione in Dalmazia o in Russia, non dimenticando ciò che in Spagna, durante la guerra civile, hanno fatto le truppe inviate da Mussolini.
È una rilettura della nostra storia, al di fuori della storia che ci insegnano nelle scuole e della retorica nazionale
Italiani brava gente! Per nulla razzisti, per niente colonizzatori. Solo brava gente!
Leggendo questo libro mi sono reso conto che forse non siamo cambiati molto da quello che eravamo. 

martedì 4 agosto 2015

La "trazzera" politicamente scorretta

Negli ultimi 10 giorni tema centrale di tutte le discussioni politiche e non è, stata la realizzazione di quella che per comodità chiamerò la bretella autostradale, che consente di ridurre notevolmente i tempi per bypassare il tratto della Palermo-Catania chiuso a causa della frana che lo ha interessato nello scorso mese di aprile.
Ecco, credo che questo debba essere il punto di partenza.
L'autostrada è chiusa dallo scorso mese di aprile e nulla, a tutt'oggi, è stato fatto.(notizia di ieri è l'affidamento provvisorio a tre ditte dei lavori del caso).
Gli automobilisti sono costretti, quindi, ad arrampicarsi fino a Polizzi Generosa per poi ridiscendere verso Scillato quelli diretti a Palermo o Tremonzelli per coloro in direzione Catania.
Una strada assolutamente non sicura (vorrei ricordarlo all'assessore Pizzo) con una serie di frane che hanno deformato in maniera significativa la sede stradale.
Una trentina di chilometri che si percorrono in quasi 60 minuti. Sempre che non si trovi un autobus o un camion che  ne rallenta la circolazione.
Con il rischio (è accaduto già due volte) che un'incidente ne blocchi completamente la fruibilità.
Che cosa hanno fatto di così grave i grillini, mettendoci anche del proprio?
Nulla, se non riadattare una trazzera di campagna, già usata da molti, per renderla fruibile al transito, con tantissime limitazione, automobilistico.
Bene, io l'ho percorsa. Sono pronto a pagarne le conseguenze.
Ho risparmiato circa 1/2 ora: non ho incontrato mezzi pesanti o autobus e soprattutto non mi sono stancato.
Ho cinquanta due anni, da più di trenta guido, riesco a capire la pericolosità o meno di una strada e soprattutto sono in grado di capire i limiti e le potenzialità dell'autovettura che guido.
Detto questo, mi è facile comprendere le reazioni stizzite di quanti gridano all'inutilità di quanto fatto, della pericolosità della trazzera, dello spot elettorale fatto dal Movimento 5 Stelle: sono state messe a nudo le fragilità e le contraddizioni di una politica ciarlatane che si è completamente disinteressata della viabilità isolana.
Come spiegare il fatto che la frana è riuscita a far comprendere che il trasporto ferroviario ha in Sicilia un futuro e che è possibile unire Catania a Palermo con un treno veloce?
All'assessore Pizzo che ha usato metafore, eufemisticamente, poco felici chiedo che cosa abbia fatto da quando si è insediato per trovare una soluzione alla frana che nei fatti ha isolato Caltavuturo?
Voglio ricordare che a parte la manifestazione dell'Anci, nessuna istituzione regionale ha intrapreso iniziative perché venissero accelerati i tempi per la sistemazione della viabilità
Ora, sembrerebbe tutta la colpa sia del M5S, che non ha fatto altro che tentare,con tutte le difficoltà del caso, di dare un minimo di risposta ai bisogni dei siciliani.
E' stata un'operazione di grande impatto mediatico? Si, lo è stata. 
E con questo? Fanno il loro mestiere.
L'utilizzo di parte dei loro emolumenti per la realizzazione della bretella è demagogico? Forse.
Sempre meglio, comunque, dell'utilizzo delinquenziale che molti capogruppo hanno fatto delle risorse assegnate ai loro gruppi.
Il mio è una discorso qualunquista? Per molti benpensanti lo sarà ma non è che la cosa mi interessi molto.
Quello a cui sono interessato è che la Sicilia torni a essere governata da gente competente e capace, che sappia assumersi le proprie responsabilità e che sia in grado di dare delle risposte ai siciliani.
Sarò pessimista ma non credo che l'attuale classe dirigente lo sia.

Nb.Non inventatevi qualche escamotage per chiuderla. non sarebbe comprensibile e rappresenterebbe il più bel regalo che potreste fare al M5S. 







sabato 1 agosto 2015

Un miliardo l’anno: così accogliere i migranti fa girare l’economia italiana

L’accoglienza dei migranti è un business. E non solo per coloro che sulla pelle dei profughi fanno affari illeciti. Assistere le persone che ogni giorno arrivano sulle nostre coste, ospitare nelle strutture i richiedenti asilo e i titolari di protezione internazionale, anche nel rispetto della legge e delle convenzioni stipulate con le prefetture, muove introiti che favoriscono innanzitutto gli enti territoriali e aumentano le entrate a livello locale. Profitti che in alcuni casi sono una vera e propria manna dal cielo, soprattutto per le zone in cui si soffre più la crisi. Parafrasando un vecchio spot del governo Berlusconi, insomma, l’accoglienza “fa girare l’economia”.
980 MILIONI L'ANNO

Secondo gli ultimi dati forniti dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, a giugno erano78 mila i migranti ospitati nei centri italiani, tra strutture temporanee (48 mila), sistema di accoglienza per richiedenti asilo (20 mila) e centri governativi (10 mila). Per la loro assistenza lo Stato eroga ai centri convenzionati una somma media giornaliera di circa 35 euro al giornoa migrante (in cui rientrano anche i 2,50 euro al giorno del pocket money che spetta agli ospiti per le piccole spese giornaliere). “Quello dei 35 euro è costo calcolato mediamente per i progetti Sprar. Ma nel tempo si è attestato come costo medio anche per l’accoglienza straordinaria messa in pratica dalle prefetture – spiega Daniela Di Capua, direttore dello stesso servizio centrale Sprar (Sistema di protezione per rifugiati e richiedenti asilo) – Tutte le convenzioni si sono quindi livellate su questo valore medio. Nel caso dello Sprar, in particolare, il costo viene calcolato in base al progetto che l’ente titolare presenta al momento in cui partecipa al bando. Nel presentare il budget ci si adegua anche al costo della vita locale, ci sono infatti territori in cui i servizi sono assenti e devono essere attivati, mentre in altri già esistono. Di tutto questo si tiene conto nel calcolare la spesa”. Stando alle cifre dichiarate dal ministero, dunque, la spesa massima quotidiana per l’accoglienza è di due milioni e 730mila euro, circa 82 milioni al mese, oltre 980 l’anno.

I SOLDI NON VANNO AI MIGRANTI, RESTANO NEI COMUNI

“Sono soldi che non vanno assolutamente in mano ai migranti – continua Di Capua – ma che rappresentano il costo del loro mantenimento. Se togliamo i due euro e cinquanta circa di pocket money, restano più 32 euro (il 92% del totale) a migrante che servono, prima di tutto, per coprire la spesa del personale: cioè per pagare gli stipendi, i contributi e i contratti degli operatori che lavorano nei centri, e che sono soprattutto giovani italiani. Una parte è spesa per l’alloggio e per il mantenimento delle strutture, che alcune volte sono di proprietà dei Comuni e vengono ristrutturate e altre volte sono prese in affitto da privati della zona. Infine, una parte serve a pagare i fornitori, da quelli di generi alimentari alle farmacie fino alle cartolerie”. 
Si tratta di una spesa che sostanzialmente rimane nei Comuni, spiega ancora la direttrice del servizio Sprar, non solo quelli vincitori dei bandi per l’accoglienza ma anche quelli limitrofi: “L’accoglienza è vantaggiosa da diversi punti di vista, quello culturale sicuramente, ma anche quello economico – dice Di Capua -. Nel caso dello Sprar sono 400 circa i comuni direttamente coinvolti nei progetti, ma secondo i nostri calcoli a beneficiarne sono almeno il triplo, cioè oltre mille. Questo perché spesso gli enti territoriali fanno accordi con comuni limitrofi per gestire meglio l’accoglienza. Stiamo portando avanti un monitoraggio proprio su questo e dai primi risultati emerge che il flusso finanziario ha un impatto positivo su un territorio ampio”.

Tassare i milionari di Riccardo Staglianò.

  Ci sono dei libri che entrano per puro caso nella nostra vità e che pagina dopo pagina ti aprono un mondo nuovo. Un mondo nel quale servir...