lunedì 14 novembre 2011

"Il libro nero sul welfare", il documento della Campagna "I diritti alzano la voce".

Pubblico il Libro nero sul welfare preparato dalla Campagna "I diritti alzano la voce" e da Sbilanciamoci.
Il quadro che emerge è drammatico. Le politiche sociali e i relativi finanziamenti negli ultimi anni sono stati quasi azzerati, con le conseguenze, facilmente immaginabili, per i soggetti più deboli, che hanno pagato e stanno pagando ancora più duramente la crisi.
Agire con equità significa proprio questo, non dimenticare i più deboli, non lasciare indietro nessuno.
Auguri Prof. Monti, buon lavoro ma auguri soprattutto all'Italia.

sabato 12 novembre 2011

La favola delle api: "Vizi privati e...pubbliche virtù"

Bernard de Mandeville (Rotterdam, 1670 - Hackney, 1733) nel 1705 compose e pubblicò un poema satirico, ampliato e riveduto fino al 1728, il cui titolo definitivo fu La favola delle api: ovvero vizi privati, pubbliche virtù.
L’intento dell’irriverente autore era quello di criticare la società del suo tempo, svelandone alcuni aspetti paradossali, tra i quali il rapporto esistente tra il vizio dei privati e la produttività del sistema economico. Le sue riflessione risultarono chiarificatrici nell’interpretazione della successiva società capitalista.
Questo per dimostrare che ciò che ci contrabbandano come idee moderne non sono altro che pensieri vecchi presenti già nel 700.
Ritengo utile pubblicare la Favola affinchè ognuno possa farsi un'idea.
Buona lettura.

Un numeroso sciame di api abitava un alveare spazioso. Là, in una felice abbondanza, esse vivevano tranquille. Questi insetti, celebri per le loro leggi,  non lo erano meno per il successo delle loro armi e per il modo in cui si moltiplicavano. La loro dimora era un perfetto seminario di scienza e d’industria. Mai api vissero sotto un governo piú saggio; tuttavia mai ve ne furono di piú incostanti e di meno soddisfatte. Esse non erano né schiave infelici di una dura tirannia, né erano esposte ai crudeli disordini della feroce democrazia. Esse erano condotte da re che non potevano errare, perché il loro potere era saggiamente vincolato dalle leggi.

Questi insetti, imitando ciò che si fa in città, nell’esercito e nel foro, vivevano perfettamente come gli uomini ed eseguivano, per quanto in piccolo, tutte le loro azioni. Le opere meravigliose compiute dall’abilità incomparabile delle loro piccole membra sfuggivano alla debole vista degli uomini; tuttavia non vi sono presso di noi né macchine, né operai, né mestieri, né navi, né cittadelle, né armate, né artigiani, né astuzie, né scienza, né negozi, né strumenti, insomma non v’è nulla di ciò che si vede presso gli uomini di cui questi operosi animali pure non si servissero. E siccome il loro linguaggio ci è sconosciuto, non possiamo parlare di ciò che le riguarda se non impiegando le nostre impressioni. Si ritiene generalmente che tra le cose degne d’esser notate, questi animali non conoscevano affatto l’uso né dei bossoli né dei dadi; ma, poiché avevano dei re, e conseguentemente delle guardie, si può naturalmente presumere che conoscessero qualche specie di giochi. Si vedono mai, infatti, degli ufficiali e dei soldati che si astengono da questo divertimento?
Il fertile alveare era pieno di una moltitudine prodigiosa di abitanti, il cui grande numero contribuiva pure alla prosperità comune. Milioni di api erano occupate a soddisfare la vanità e le ambizioni di altre api, che erano impiegate unicamente a consumare i prodotti del lavoro delle prime. Malgrado una cosí grande quantità di operaie, i desideri di queste api non erano soddisfatti. Tante operaie e tanto lavoro potevano a mala pena mantenere il lusso della metà della popolazione.
Alcuni, con grandi capitali e pochi affanni, facevano dei guadagni molto considerevoli. Altri, condannati a maneggiare la falce e la vanga, non potevano guadagnarsi la vita se non col sudore della fronte e consumando le loro forze nei mestieri piú penosi. Si vedevano poi degli altri applicarsi a dei lavori del tutto misteriosi, che non richiedevano né apprendistato, né sostanze, né travagli. Tali erano i cavalieri d’industria, i parassiti, i mezzani, i giocatori, i ladri, i falsari, i maghi, i preti, e in generale tutti coloro che, odiando la luce, sfruttavano con pratiche losche a loro vantaggio il lavoro dei loro vicini, che non essendo essi stessi capaci d’ingannare, erano meno diffidenti. Costoro erano chiamati furfanti; ma coloro i cui traffici erano piú rispettati, anche se in sostanza poco differenti dai primi, ricevevano un nome piú onorevole. Gli artigiani di qualsiasi professione, tutti coloro che esercitavano qualche impiego o che ricoprivano qualche carica, avevano tutti qualche sorta di furfanteria che era loro propria. Erano le sottigliezze dell’arte e l’abilità di mano.

mercoledì 2 novembre 2011

A proposito di licenziamenti facili e del ministro Sacconi

A sentire il ministro Sacconi, buona parte dei problemi italiani nascono dalla presenza nella legislazione italiana di un articolo di una legge.
L'articolo 18 della legge 20/05/1970 n.300 "Norme sulla tutela della libertà e dignità del lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nel luoghi di lavoro e norme sul collocamento"
Cosa dice esattamente questo articolo 18?
”Ferma restando l'esperibilità delle procedure previste dall'art. 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice, con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell'art. 2 della legge predetta o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro.
Il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno subito per il licenziamento di cui sia stata accertata la inefficacia o l'invalidità a norma del comma precedente. In ogni caso, la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione, determinata secondo i criteri di cui all'art. 2121 del codice civile. Il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza di cui al comma precedente è tenuto inoltre a corrispondere al lavoratore le retribuzioni dovutegli in virtù del rapporto di lavoro dalla data della sentenza stessa fino a quella della reintegrazione. Se il lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito del datore di lavoro non abbia ripreso servizio, il rapporto si intende risolto.
La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo comma è provvisoriamente esecutiva.
Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'art. 22, su istanza congiunta del lavoratore e del sindacato cui questi aderisce o conferisca mandato, il giudice, in ogni stato e grado del giudizio di merito, può disporre con ordinanza, quando ritenga irrilevanti o insufficienti gli elementi di prova forniti dal datore di lavoro, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.
L'ordinanza di cui al comma precedente può essere impugnata con reclamo immediato al giudice medesimo che l'ha pronunciata. Si applicano le disposizioni dell'art. 178, terzo, quarto, quinto e sesto comma del codice di procedura civile.
L'ordinanza può essere revocata con la sentenza che decide la causa.
Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'art. 22, il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza di cui al primo camma ovvero all'ordinanza di cui al quarto comma, non impugnata o confermata dal giudice che l'ha pronunciata, è tenuto anche, per ogni giorno di ritardo, al pagamento a favore del Fondo adeguamento pensioni di una somma pari all'importo della retribuzione dovuta al lavoratore.

lunedì 26 settembre 2011

Un'importante sentenza del Tribunale di Milano su aziende fallite e richiesta CIGS

Il curatore del fallimento ha l'obbligo di chiedere la Cassa Integrazione per i primi dodici mesi 
Tribunale di Milano, Sez. fallimentare, 4 agosto 2011, est. Marconi - Il Tribunale di Milano, Sezione Fallimentare, ha affermato che affermando che la richiesta della Cigs da parte del curatore del fallimento (art. 3 della legge 223/ 1991) E' un atto dovuto. Il Giudice delegato del fallimento, in un primo momento, aveva ritenuto che non vi fossero i presupposti per richiedere la cassa integrazione straordinaria, nonostante il curatore del fallimento avesse avviato tale procedura. Il tribunale fallimentare ha accolto il reclamo proposto dai lavoratori (con l'intervento volontario delle organizzazioni sindacali) e ha revocato la decisione: la Cassa va comunque richiesta, sia come misura di sostegno al reddito dei lavoratori sia quale strumento di salvaguardia del complesso aziendale in vista dell'eventuale cessione dell'azienda insolvente.
 La Sentenza


domenica 11 settembre 2011

10 anni dalle Torri Gemelli

Sono trascorsi 10 anni da quando il mondo fu scosso dagli attentati alle Torri Gemelle e al Pentagono.
Si disse che il mondo non sarebbe stato più lo stesso, che prioritario per vivere in un mondo più sicuro era sconfiggere il terrorismo. Fu allora che venne dichiarata guerra al terrore, ovunque si annidasse, colpendo anche gli stati canaglia che li aiutavano, sostenevano e proteggevano i terrorismi.   Stilata una lista, si cominciò......
Sono trascorsi 10 di guerra al terrore, 10 anni di terrore per le popolazioni vittime della guerra al terrore. 
Nessuno ha voluto accettare l'idea che il terrorismo (nessuna giustificazione) non è causa ma figlio di condizioni inumane, di persecuzioni, di violenze che non si sono volute combattere.
A distanza di 10 anni ritengo utile rileggere 4 articoli pubblicati dal Corriere della Sera. Tre di Tiziano Terzani e uno di Oriana Fallaci.
Articoli che, successivamente, sono diventati libri che hanno aperto una discussione mai chiusa e che a distanza di 10 anni mantengono inalterata la loro attualità. E, purtroppo, la manterranno per tanti anni ancora.
In questa drammatica attualità non si dovranno dimenticare i morti di New York e insieme a loro i morti irakeni, afgani, tutte le vittime innocenti del terrorimo e  quelli della lotta al terrorismo.

N.b. Io parteggio per Tiziano Terzani e consiglio la lettura nell'ordine di pubblicazione

domenica 4 settembre 2011

10 anni fa.........le prime pagine dei giornali

Tra qualche giorno ricorderemo l'anniversario dell'attacco alle Torri Gemelli a New. York. 
Tanto è stato scritto, tanto sarà ancora scritto e soprattutto tanto dovrà essere scritto.
Si disse subito che da quel giorno il mondo non sarebbe stato più lo stesso. Ed è proprio vero, il mondo non è più lo stesso, è cambiato.... in peggio. Resto convinto che non ci sarà pace, sicurezza e sviluppo fin quando un solo uomo sarà sfruttato, senza terra, senza libertà.
Per ricordare pubblico le prime pagine dei maggiori quotidiani italiani del 12 settembre 2001.

 

Tassare i milionari di Riccardo Staglianò.

  Ci sono dei libri che entrano per puro caso nella nostra vità e che pagina dopo pagina ti aprono un mondo nuovo. Un mondo nel quale servir...