domenica 26 gennaio 2014

Crocetta vs Aronica. L'Autonomia è una cosa seria. Sarebbe l'ora di usarla meglio

E così dopo 48 ore di attacchi pesantissimi da parte dell'assessore all'economia Bianchi (scopriamo che parla) e del presidente Crocetta, il Commissario dello Stato ha reagito, ammonendo Crocetta di stare attento alle parole.

Non una minaccia, spero, sarebbe gravissimo, più un consiglio.
In una situazione economico-sociale complicatissima, indicare, però, il prefetto Aronica quale responsabile del default sociale della Sicilia, potrebbe indurre qualcuno, che vede messo in discussione il proprio futuro, a compiere qualche gesto eclatante.
A chi ricopre incarichi pubblici non é dato usare le parole come pietre anche se per nascondere i propri errori.
Non sono un costituzionalista, non ho alcun titolo scientifico o accademico per esprimere un giudizio tecnico sull'impugnativa del Commissario dello Stato, mi permetto solo di dare un giudizio politico. 
Buona parte dei rilievi del Commissario si basano sull'art.81 della Costituzione, 
"Lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.
Il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.
Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.
Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.L'esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l'equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei princìpi definiti con legge costituzionale
Il testo è stato modificato con l'inserimento della clausola del pareggio in bilancio. 
Resto convinto che questa norma, introdotta nel 2012, la Sicilia ne è una riprova, produrrà solo macelleria sociale.
In poche parole, tutte le norme devono prevedere l'esatta quantificazione dei costi e l'individuazione delle risorse con le quali farvi fronte.
Sembra una norma di buon senso ma al contrario colpirà il finanziamento delle politiche sociali. Non fosse altro che in questo campo è quasi impossibile individuare la platea dei destinatari.
Ora, la domanda é, il governo e l'Ars sono stati in grado di quantificare esattamente le risorse economiche necessarie a far fronte ai nuovi impegni di spesa?
Cosa c'entra l'autonomia siciliana con la superficialità legislativa?
Quello che hanno fatto i governi precedenti è sotto gli occhi di tutti ma questo non esime Crocetta dall'obbligo di invertire la rotta. Lo abbiamo votato anche per questo.
Proseguendo mi chiedo cosa c'entra lo statuto siciliano con Il comma 6 dell’art. 13 
della finanziaria? Norma impugnata in quanto affida la riscossione dei ruoli di contribuenza dei consorzi di bonifica alla SERIT S.p.A.
SERIT S.p.A. che il Commissario dello Stato, ritiene che non esista più? 
Si può legiferare così? 
Governare é assumersi le proprie responsabilità, governare é proporre soluzioni, governare é rispettare norme e regolamenti. 
É quello che si chiede a Crocetta. La finisca con gli annunci mediatici, ai quale pare nessuno creda più proclamando risultati mai conseguiti e governi,
non sottraendosi al confronto non ritenendo di essere l'unico depositario della verità e giustizia.
Caro on.le Crocetta,
non metto in dubbio la sua volontà rivoluzionaria ma al momento sarei felice se almeno tentasse di svolgere al meglio il mestiere per il quale è stato eletto e viene pagato, quello di Presidente della Regione. 
E' chiedere troppo?

giovedì 2 gennaio 2014

In Gazzetta Ufficiale il Piano Biennale sulla Disabilità

"La ratifica italiana della Convenzione sui diritti delle Persone con Disabilità dell'ONU (CRPD) ha aperto un nuovo scenario di riferimento giuridico, culturale e politico. Da quel momento le persone con disabilità non devono più chiedere il riconoscimento dei loro diritti, bensì sollecitare la loro applicazione e implementazione, sulla base del rispetto dei diritti umani. Le persone con disabilità divengono parte integrante della società umana e lo Stato italiano deve garantire il godimento di tutti i diritti contenuti nella Convenzione per sostenere la loro «piena ed effettiva partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri"

Con questa premessa si apre il Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità, messo a punto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e ora adottato formalmente con il Decreto del Presidente della Repubblica 4 ottobre 2013, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre 2013.

Il Piano è frutto della riflessione condotta in seno all'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità e rappresenta - si legge nel Piano - un primo contributo alla definizione di una strategia italiana sulla disabilità, in accordo con il primo Rapporto all'ONU sulla implementazione della CRPD, consegnato dall'Italia nella seconda metà del 2012, per promuovere la progressiva e piena inclusione delle persone con disabilità in tutti gli ambiti della vita sociale, economica e culturale.
Il Programma d'Azione Biennale segna il culmine di un processo che ha visto coinvolto l’Osservatorio nella sua complessità, grazie alla partecipazione delle principali federazioni delle persone con disabilità e alla costituzione di sei gruppi di lavoro aperti al contributo di ulteriori esperti ed esponenti del mondo dell’associazionismo.
Le sette linee d’azione coinvolgono diversi soggetti istituzionali Ministeri, Regioni, Ssn, Enti locali, della società civile e delle imprese, nei diversi ambiti di competenza prevedendo la messa a punto di nuove norme e di azioni specifiche in ogni ambito di interesse della vita della persona disabile.
Ecco le sette linee d’azione:
Linea di intervento 1 - Revisione del sistema di accesso, riconoscimento/certificazione della condizione di disabilità e modello di intervento del sistema socio-sanitario
Primo obiettivo è la riforma della legge della Legge 104/92 che preveda l'introduzione specifica della definizione di "persona con disabilità" indicato dalla Convenzione ONU a cui associare, con valenza per l'intero territorio nazionale e come riferimento per il Servizio sanitario nazionale e per il sistema degli Enti Locali, un processo di valutazione/accertamento della condizione di disabilità globale e modulare, unitario e coerente con l'articolo 1 della stessa Convenzione ONU.
La parte del nuovo sistema valutativo orientata alla definizione di una progettazione personalizzata e all’erogazione di interventi assistenziali e finalizzati all’inclusione sociale, scolastica e lavorativa è basata sulla valutazione dei funzionamenti della persona con riferimento specifico ai principali luoghi di vita della persona con disabilità: famiglia, scuola e lavoro.
Coerentemente con la definizione dei livelli essenziali di assistenza sanitaria e sociale alla persona con disabilità, riferiti ai principali diritti indicati dalla Convenzione ONU, e organizzati anche tenendo conto delle indicazioni già formulate dalla Legge 328/2000 all’art. 24 che distingue tra almeno tre tipologie: benefici orientati al sostegno del reddito, interventi assistenziali e interventi volti a facilitare i processi di inclusione, le formule allocative devono prevedere un aumento percentuale delle risorse destinate ai processi di inclusione sociale che costituiscono lo strumento principale per assicurare dignità alla persone e rendere maggiormente efficace ed efficiente la spesa.
Linea di intervento 2 - Lavoro e occupazione
L’obiettivo è favorire il mainstreaming della disabilità all'interno delle politiche generali per il lavoro e nella raccolta dati, aggiornado la legislazione in vigore e renderla più efficace nell’offrire occasioni di lavoro, in particolare attraverso un miglior funzionamento del collocamento mirato di cui alla legge 68/99.
Per farlo sono previste sia modifiche normative per aggiornare la legislazione e renderla più efficace nell’offrire occasioni di lavoro, che azioni di politica attiva sul lavoro prevedendo strategie atte a favorire il miglior funzionamento del collocamento mirato di cui alla legge 68/99.
Linea di intervento 3 - Politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l’inclusione nella società 
Vita dipendente


L’obiettivo principale è definire linee comuni per l’applicazione dell’articolo 19 della Convenzione Onu (Vita indipendente ed inclusione nella società), fissando i criteri guida per la concessione di contributi, per la programmazione degli interventi e servizi e la redazione dei progetti individualizzati.

Vengono assunti come principi guida quelli espressi dall’articolo 19 della Convenzione ONU, superando e/o integrando la normativa vigente, con particolare attenzione:
a) al contrasto delle situazioni segreganti e delle sistemazioni non rispondenti alle scelte o alla volontà delle persone;
b) alla verifica che i servizi e le strutture sociali destinate a tutta la popolazione siano messe a disposizione, su base di uguaglianza con gli altri, delle persone con disabilità e siano adattate ai loro bisogni.
Vengono definiti gli standard e i criteri minimi per l’autorizzazione, funzionamento, riconoscimento, accreditamento del servizi per la promozione della vita indipendente operanti in forma pubblica o privata nel territorio. Precondizione degli standard è la garanzia della “partecipazione alla vita comunitaria da parte della persona disabile” nell’erogazione di prestazioni e servizi.
Nel supporto alla domiciliarità e alla residenzialità si assume come criterio regolatore che le persone con disabilità abbiano la possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione.
Per la parte di benefici e servizi orientati specificamente ai processi di inclusione sociale viene rafforzato il diritto del cittadino con disabilità e il dovere del sistema socio-sanitario, di elaborare in accordo e condivisione, una progettazione personalizzata, e la definizione di un budget integrato di progetto anche con previsione di investimenti decrescenti in funzione degli obiettivi raggiunti e consolidati, e una chiara identificazione delle responsabilità di realizzazione, e monitoraggio (case management) degli interventi. Le norme garantiranno la libertà di scelta dei servizi accreditati attivabili a fronte del progetto e la possibilità di forme di finanziamento diretto alla persona.

mercoledì 25 dicembre 2013

L'analisi lucida (come al solito) di Luciano Gallino su quello che è accaduto, su quello che sta accadendo.


Il tracollo finanziario di questi anni non è dovuto a un incidente del sistema ma è il risultato dell'accumulazione finanziaria perseguita ad ogni costo per reagire alla stagnazione economica di fine secolo. L'introduzione al libro del sociologo Luciano Gallino, "Il colpo di Stato di banche e governi"
La crisi esplosa nel 2007-2008 è stata sovente rappresentata come un fenomeno naturale, improvviso quanto imprevedibile: uno tsunami, un terremoto, una spaventosa eruzione vulcanica. Oppure come un incidente tecnico capitato fortuitamente a un sistema, quello finanziario, che funzionava perfettamente. In realtà la crisi che stiamo attraversando non ha niente di naturale o di accidentale. E stata il risultato di una risposta sbagliata, in sé di ordine finanziario ma fondata su una larga piattaforma legislativa, che la politica ha dato al rallentamento dell'economia reale che era in corso per ragioni strutturali da un lungo periodo. Alle radici della crisi v'è la stagnazione dell'accumulazione del capitale in America e in Europa, una situazione evidente già negli anni Settanta del secolo scorso. Al fine di superare la stagnazione, i governi delle due sponde dell'Atlantico hanno favorito in ogni modo lo sviluppo senza limite delle attività finanziarie, compendiantesi nella produzione di denaro fittizio. Questo singolare processo produttivo ha il suo fondamento nella creazione di denaro dal nulla vuoi tramite il credito, vuoi per mezzo della gigantesca diffusione di titoli totalmente separati dall'economia reale, quali sono i «derivati», a fronte dei quali – diversamente da quanto avveniva alle loro lontane origini – non prende corpo alcuna compravendita di beni o servizi: sono diventati di fatto l'equivalente dei tagliandi di una lotteria. Tuttavia, essendo possibile venderli e trasformarli cosi in moneta, essi rappresentano una nuova forma di denaro che insieme con la creazione illimitata di denaro mediante il credito ha invaso il mondo, rendendo del tutto impossibile stabilire quanto denaro sia in circolazione, tolta la piccola quota – pochi punti percentuali – di monete e banconote stampate e di denaro elettronico creato dalle Banche centrali. Il problema è che il denaro creato dal nulla può sì essere prontamente convertito in beni e servizi reali, ma altrettanto velocemente può scomparire in ogni momento, come avvenne con straordinaria ampiezza tra il febbraio e l'ottobre del 2008.
Fatta eccezione del contante e del denaro creato dalle Banche centrali per le loro finalità istituzionali, quasi tutto il denaro in circolazione viene creato da banche private mediante la concessione di crediti o la confezione di titoli. Nella Ue, le banche private sono arrivate a concedere in totale trilioni di euro di crediti ovvero di prestiti, mentre possedevano nei loro caveau reali o elettronici non più del 4-5 per cento di capitale proprio, o in riserva presso la Bce non più dell'1-2 per cento del totale dei prestiti erogati. Sono in ciò insite due distorsioni del sistema finanziario in essere che si collocano persino al di là della creazione patologica di fiumi di denaro dal nulla che ha concorso a causare la crisi. Su di esse si ritornerà ampiamente nel testo. Basti annotare per ora, in primo luogo, che il potere di creare denaro è uno dei poteri fondamentali di uno Stato. Averlo lasciato da lungo tempo per nove decimi alle banche private, e averne anzi favorito con ogni mezzo l'espansione, è un vizio che sta minando alla base l'economia mondiale. In secondo luogo, le banche creano denaro dal nulla con pochi tocchi sulla tastiera di un Pc, ma poi da coloro che ricevono quel denaro in prestito – famiglie, imprese, lo Stato – pretendono sostanziosi interessi. E nel caso di mancato pagamento degli interessi o delle quote di capitale in scadenza hanno diritto di sequestrare a essi ogni sorta di beni mobili e immobili, per tal via convertendo il nulla in case o terreni o impianti industriali che diventano una loro proprietà. È una (il)logica che sfida l'immaginazione più accesa (1).
In questo modo la politica ha attribuito alla finanza, non da oggi bensì da generazioni, un potere smisurato. Negli anni Cinquanta del Novecento si parlava di «complesso militare-industriale» facendo riferimento agli stretti rapporti economici, politici, ideologici stabilitisi nelle società industriali avanzate tra le forze armate e le maggiori aziende industriali. Fu il presidente Eisenhower, nel suo discorso di congedo (gennaio 1961) a sollecitare gli Stati Uniti e il mondo a guardarsi dal «disastroso aumento di potere» che tale complesso lasciava intravedere (2). Dagli anni Ottanta in poi si dovrebbe invece parlare di «complesso politico-finanziario», in presenza dei rapporti sempre più stretti che si sono sviluppati tra politica e finanza, nella Ue come negli Usa.
Stabilito che la crisi in atto è un fenomeno strutturale, non un incidente di percorso, e che ha alle spalle distorsioni profonde dell'intero sistema finanziario e monetario, per vari aspetti connesse con la stagnazione dell'economia reale, va precisato che le «strutture» non operano da sole. Hanno bisogno di persone che ne interpretano le logiche, le modificano per adattarle ai tempi e le applicano. Sebbene vi siano notevoli differenze tra politica ed economia quanto a possibilità di imputare determinate azioni a certi gruppi o individui, la crisi è stata ed è l'esito di azioni compiute da un numero ristretto di uomini e donne che per lungo tempo, tramite le organizzazioni di cui erano a capo o in cui operavano, hanno perseguito consapevolmente determinate finalità economiche e politiche. Hanno compiuto quelle azioni in parte perché l'ideologia da cui erano guidate non consentiva loro di scorgere alternative; in parte per soddisfare i propri interessi o quelli di terze parti. Azioni compiute con la possibilità di avvalersi di risorse enormi, in campo economico come in quello politico, senza però darsi minimamente pensiero delle conseguenze che le azioni stesse potevano produrre a danno di un numero sterminato di individui. Il sistema che tali soggetti hanno costruito e guidato, il complesso politico-finanziario, era affetto sin dagli inizi da gravi difetti progettuali e aveva già manifestato nei decenni precedenti ripetuti segnali di malfunzionamento. Dinanzi alle sue cause e conseguenze, la crisi esplosa nel 2007 può essere definita come il più grande fenomeno di irresponsabilità sociale di istituzioni politiche ed economiche che si sia mai verificato nella storia (3).

sabato 14 dicembre 2013

...e a pagare sono sempre i più deboli. Vita di bambini nella civile Italia

Una tenaglia di povertà e deprivazione che giorno dopo giorno stringe ai fianchi sempre più bambini e adolescenti, costringendoli a vivere un presente con pochissimo “ossigeno”: cibo al discount, pochi o nessun libro, scuola solo la mattina senza neanche un’ora in più per attività di svago e socializzazione, e poi a casa, in uno spazio piccolo e soffocante, nient’altro da fare nel tempo libero perché non ci sono soldi e gli aiuti che arrivano dai servizi sociali se ci sono, sono pochi, perché il Comune è in default.
È il contrario di ciò che dovrebbe essere l’infanzia e di come dovrebbe  essere il nostro paese per le sue giovani generazioni quanto emerge ne “L’Italia SottoSopra”, il 4° Atlante dell’Infanzia (a rischio) in Italia di Save the Children, diffuso stamattina alla presenza, tra gli altri, dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Vincenzo Spadafora, del Dirigente nel Servizio Studi di Struttura Economica e Finanziaria della Banca d’Italia Paolo Sestito, del Direttore Dipartimento Statistiche Sociali ed Ambientali ISTAT Linda Laura Sabbadini 
Sono oltre 1 milione i minori che vivono in povertà assoluta, il 30% in più nel 2012, pari a 1 minore su 10, documenta  “L’ItaliaSottoSopra” con l’aiuto anche di 50 mappe; 1 milione e 344 mila vivono in condizioni di disagio abitativo; 650.000  in comuni indefault o sull’orlo del fallimento, e per la prima volta è di segno negativo la percentuale di bambini presi in carico dagli asili pubblici, scesa dello 0,5%. Il 22,2% di ragazzini  è in sovrappeso e il 10,6% in condizioni di obesità: il cibo buono costa e le famiglie con figli hanno ridotto i consumi e gli acquisti (-138 euro in media al mese), anche alimentari; 1 bambino su 3  non può permettersi un apparecchio per i denti. 11 euro mensili il budget delle famiglie più disagiate con minori, per libri e scuola, una cifra 20 volte inferiore a quella del 10% delle famiglie più ricche; sui 24 paesi Ocse, Italia ultima per competenze linguistiche e matematiche nella popolazione 16-64 anni e per investimenti in istruzione: +0,5% a fronte di un aumento medio del 62% negli altri paesi europei (Ocse); sono 758.000 gli early school leavers e oltre 1 milione i giovani disoccupati.
In questa fase di crisi i bambini e gli adolescenti si ritrovano stretti in una morsa: da una parte c’è la difficoltà di famiglie impoverite, spesso costrette a tagliare i consumi per arrivare alla fine del mese,  dall'altra c’è il grave momento che attraversa il Paese, con i conti in disordine, la crisi del welfare, i tagli dei fondi all’infanzia, progetti che chiudono. In mezzo, oltre un milione di minori in povertà assoluta, in contesti segnati da disagio abitativo, alti livelli di dispersione scolastica, disoccupazione giovanile alle stelle”, commenta Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia.“Un numero così grande e crescente di minori  in situazione di estremo disagio, ci dice una cosa semplice: la febbre  è troppo alta e persistente e i palliativi non bastano più, serve una cura forte e strutturata. E la cura è, secondo Save the Children ma anche istituzioni autorevoli come la Banca d’Italia e l’Ocse, investire in formazione e scuola di qualità, laddove l’Italia è all’ultimo posto in Europa per competenze linguistiche e matematiche della sua popolazione. La recessione non è iniziata soltanto 5 anni fa in conseguenza della crisi dei mutui subprime o degli attacchi speculativi all’euro, ma affonda le sue radici nella crisi del capitale umano, determinata dal mancato investimento, a tutti livelli, sui beni più preziosi di cui disponiamo: i bambini, la loro formazione e conoscenza. Sotto questo aspetto, l’Atlante non offre solo una mappa di ciò che non va, ma mostra bene in controluce ciò che si può e si deve fare per rimettere a posto le cose”.
La crisi nel carrello 
Tra il 2017 e il 2012, la spesa media mensile dei nuclei con bambini si è ridotta  di 138 euro (pari al 4,6%), quasi il doppio rispetto a quanto accaduto sul totale delle famiglie. I tagli sono andati a colpire soprattutto l’abbigliamento, i mobili e elettrodomestici, la cultura, il tempo libero e i giochi: quelli  più consistenti si registrano al Sud e al Centro (rispettivamente - 2,56 e 1,82) per quanto riguarda il vestiario, al Nord per la sanità (-0,66%) e nuovamente nel Mezzogiorno per il tempo libero e la cultura (-0,90 punti percentuali). Per quanto riguarda la spesa alimentare, nel 2012 il 66% di famiglie con figli  - ovvero ben 4 milioni 400 mila nuclei familiari con prole - ha ridotto la qualità/quantità della spesa per almeno un genere alimentare.
Il default dei servizi sociali e degli enti locali 
Sono oltre 650 mila i  minori che vivono in comuni completamente falliti (72) o sull’orlo della bancarotta (52).  Amministrazioni costrette ad alzare al massimo le tasse per le prestazioni fondamentali o anche a ridurre alcuni servizi cruciali, come si evince dal calo (-0,5%) - per la prima volta dal 2004 - di bambini iscritti agli asili comunali nel 2011-2012.
L’ascesa della povertà infantile 
Dal 2007 al 2012 i minori in povertà assoluta sono più che raddoppiati, passando da meno di 500 mila a più di un milione. Solo nel 2012, il loro numero è cresciuto del 30% rispetto all'anno precedente, con un vero e proprio boom al Nord (+ 166 mila minori, per un incremento del 43% rispetto al 2011) e al Centro (+41%). Il Sud già fortemente impoverito ha conosciuto un aumento relativamente più contenuto (+20%) e raggiunto la quota stratosferica di mezzo milione di minori nella trappola della povertà.
Ma chi sono i bambini che non hanno il necessario per una vita dignitosa? Sono i figli di genitori disoccupati (+8,5% il tasso di povertà assoluta nelle famiglie senza occupati), oppure  monoreddito ( +3,1% l’escalation della povertà), o ancora bambini i cui genitori hanno un livello d’istruzione basso. Fra i nuclei familiari con capo-famiglia privo di titolo di studio, l’incidenza della povertà assoluta è stata del 3,1%.

Tra povertà economica e povertà educativa c’è una stretta relazione e l’una alimenta l’altra in un circolo perverso”, sottolinea Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa Save the Children Italia. “Se si  comparano i consumi di una famiglia in povertà con una benestante, si rileva che, nella prima, le spese per il pane e il cibo assorbono quasi il 35% del reddito mensile a fronte dell’11% circa di una famiglia più agiata. Così, i meno abbienti cercano di risparmiare dove possono e finisce che all'istruzione - libri scolastici, lezioni private, rette - possano destinare appena 11 euro al mese e 24 alla cultura, tempo libero e gioco a fronte dei  360 euro delle famiglie più abbienti. Questo deficit di spesa educativa delle famiglie in povertà non è compensato da investimenti pubblici su welfare ed educazione, con il risultato che i bambini più poveri vivono una gravissima contrazione delle opportunità educative indispensabili per la loro crescita”.
Minori sotto sfratto 
Negli ultimi 5 anni sono stati emessi quasi 300 mila provvedimenti di sfratto per morosità e ne sono stati eseguiti 100 mila. Nel 2012 le ingiunzioni per morosità hanno superato, per la prima volta, quota 60 mila: ogni 10 sfratti emessi, 9 sono dovuti alla difficoltà o impossibilità delle famiglie di fare fronte alle spese per la casa. Un’ incertezza abitativa che va di pari passo con la precarietà di molte sistemazioni: 1 milione e 344 mila tra bambini e ragazzi, il 12% della popolazione di riferimento, vive in situazioni di particolare disagio - sovraffollamento, alloggi privi di alcuni servizi e con problemi strutturali - con un incremento del 25% rispetto al 2007.
Crescere nell’Italia SottoSopra 
La povertà nel suo senso più ampio - basso reddito, disoccupazione, mancanza di supporti emotivi e psicologici, mancanza di protezione ambientale - rappresenta il maggior “determinante di salute”, cioè ha un impatto rilevante e in negativo sulla speranza di vita e la salute media.  “Studi autorevoli confermano anche la stretta relazione fra i bassi livelli di istruzione delle madri e degli stessi ragazzi e l’insorgenza di alcune patologie come l’obesità. Al crescere dell’istruzione da parte delle madri aumenta il  loro grado di consapevolezza sul reale stato di salute dei figli e ciò costituisce un fattore importante di prevenzione e riduzione del rischio”, spiega ancora Raffaela Milano.
Povertà educativa 
Il capovolgimento dell’Italia SottoSopra, oltre che da fattori contingenti, è prodotto dalla debolezza strutturale del suo capitale umano, caratterizzato da un diffuso analfabetismo funzionale
L’Italia è in ultima posizione fra i 24 paesi Ocse per competenze linguistiche e matematicheIn particolare è il fanalino di coda in quanto a percentuale di individui (16-64 anni) intervistati con un punteggio intermedio (3) o superiore (4 o 5) nella scala delle competenze linguistiche (250 il punteggio del nostro paese a fronte di una media Ocse di 277). I dati riflettono in parte le competenze limitate della popolazione più anziana (55-65 anni), mentre le fasce più giovani (16-24 anni) mostrano un recupero di oltre 20 punti sia in lingua che in matematica, ma il progresso non è sufficiente ad eguagliare le performance della media Ocse: i laureati italiani, in quanto a capacità linguistiche, fanno mediamente peggio dei diplomati di Australia, Giappone, Finlandia e Paesi Bassi. A fronte di ciò, la spesa pro-capite per gli studenti della scuola primaria e secondaria è rimasta di fatto invariata (con un incremento minimo dello 0,5% in termini reali fra il 1995 e il 2010), mentre nei paesi Ocse l’investimento per le stesse voci aumentava in media del 62%. E negli ultimi 5 anni la spesa delle famiglie per l’istruzione, cresciuta di poco al Nord e al Centro per effetto dei rincari di servizi e materiali, è invece scesa leggermente proprio nelle regioni più impoverite del Mezzogiorno.
L’ascensore rotto della scuola
In un quadro di depotenziamento della scuola non stupisce se essa fa più fatica ad attrarre e trattenere gli studenti più disagiati, impedendone la dispersione e favorendone il rafforzamento delle competenze. Nel quinquennio 2002-2007, la percentuale di giovani con un basso livello di istruzione si era ridotta di 4,5 punti in percentuale, quasi un punto all’anno; dal 2007 al 2012, i cosiddetti early school leavers fermi alla sola licenza media hanno preso a scendere al ritmo ben più lento dello 0,4%, passando in 5 anni dal 19,7% all’attuale 17,6% per un esercito di 758 mila giovani con bassi titoli di studio e fuori dal circuito formativo: 5 punti percentuali in più della media europea. Ragazzi che spesso vanno ad accrescere il numero di disoccupati che, nel luglio 2013, hanno raggiunto la cifra record di oltre 1 milione di under 30 e la spaventosa percentuale del 41,2% fra i 15-24enni.
Le Aree ad Alta Densità Educativa 
“L’intensa povertà e deprivazione in cui vivono sempre più bambini, adolescenti e giovani, vuol dire innanzitutto riduzione delle libertà di scelta, privazione di opportunità, chiusura di orizzonti, impossibilità di fissare e raggiungere traguardi.  Ancora prima della mancanza di reddito è questa la povertà che spezza le gambe: una condizione che si può contrastare solo tornando ad investire sulla educazione. Serve più scuola, e di prim'ordine e, allo stesso tempo, servono territori ad alta densità educativa, dove  tutti i bambini, senza alcuna eccezione, possano non solo studiare ma fare attività ugualmente rilevanti, come sport, musica, gioco, stare insieme, scoprendo le proprie passioni e talenti e imparando a pensare il futuro in modo aperto”, spiega ancora Raffaela Milano. “Non mancano gli esempi cui ispirarsi per ribaltare l’Italia sottosopra. Basta guardare a progetti come INVFactor del Cnr- Irps che, attraverso un concorso per la migliore invenzione realizzata, sta portando alla luce la creatività e intelligenza di tanti studenti di istituti tecnici italiani, la rete delle orchestre giovanili,  le esperienze di contrasto alla dispersione scolastica che incidono non solo sulla didattica nelle classi, ma anche sul rafforzamento delle opportunità educative fuori da scuola, sui territori”.

Oltre all'impegno internazionale, Save the Children da più di 10 anni sviluppa programmi per i bambini e gli adolescenti in Italia e in particolare nel 2011 ha attivato un programma di cinque anni, con l’obiettivo di contribuire a rafforzare e rinnovare le infrastrutture sociali ed educative dedicate ai diritti dei minori, con particolare attenzione a quelli in situazione di maggiore disagio. Lo scorso anno sono stati oltre 40mila, dal nord al sud d’Italia, i bambini e adolescenti coinvolti e supportati direttamente da Save the Children e la sua rete di partner locali.” dichiara Claudio Tesauro, Presidente Save the Children Italia. “Dal 2012, inoltre,  per mobilitare l’opinione pubblica italiana e le istituzioni politiche, l’Organizzazione promuove una campagna in aiuto dei bambini a rischio in Italia, coinvolgendo singoli cittadini, imprese, enti locali, il mondo della cultura e dell’informazione, e all'interno della quale si colloca la diffusione di questa 4°edizione dell’Atlante. Con questa pubblicazione, speriamo di contribuire ad accrescere la consapevolezza dei seri rischi che gravano su tanti giovanissimi ma anche sulla reale possibilità di cambiare il presente.”

L'Atlante integrale


lunedì 9 dicembre 2013

ARS, casa dei Siciliani? No, del Presidente di turno.

Forse era prevedibile o forse no, in ogni caso al Forum Regionale del Terzo Settore non è stata concessa la Sala Gialla all'Ars.
Ritengo, pero, doveroso informarvi di quanto accaduto.
All'indomani della riunione di coordinamento del Forum, che aveva deciso di tenere la propria Assemblea Programmatica presso la Sala Gialla dell'Assemblea Regionale Siciliana, grazie alle informazioni avute dall'Arci, mi mettevo in contatto con gli uffici del Presidente dell'Ars per richiedere la concessione della Sala Gialla.
La funzionaria mi informava che occorreva fare richiesta scritta e che i lavori dovevano concludersi entro le ore 14 del 18 dicembre, in quanto nel pomeriggio si sarebbe svolto un altro convegno.
La funzionaria teneva a precisare che nonostante la sala fosse libera, la concessione era subordinata alla discrezionalità del Presidente.
Mi premuravo, quindi,  il 26 novembre a far pervenire la richiesta scritta, cosi come indicato.
Non avendo ricevuto alcuna risposta, il 3 dicembre ritelefonavo alla Presidenza dell'Ars e scoprivo che:
a) che la Sala era impegnata la mattina e non più il pomeriggio;
b) che gli uffici non comunicano l'eventuale diniego ma solo la concessione e, pertanto, occorre telefonare per avere notizie dell'esito della richiesta;
c) concordo, conseguentemente, l'eventuale utilizzo della Sala per il pomeriggio, previo l'assenso dei componenti il Cordinamento Regionale, avuto il quale, richiedo ufficialmente la Sala per il pomeriggio del 18;
d) la funzionaria ci tiene ulteriormente a precisare che il fatto che la Sala sia libera non è indicativo della concessione, che resta sempre a discrezione del Presidente;
e) oggi 9 dicembre, ritelefonando alla Presidenza mi viene comunicato che la Sala non è stata concessa: nessuna spiegazione è stata aggiunta.

Da quanto sopra ne deduco che la Sala Gialla è considerata una "depandance" dell'abitazione privata del presidente di turno, che decide discrezionalmente a chi concederla e a chi no, senza alcun criterio se non quello della valutazione personale.
Apprendo, che è stato sempre così e questo, però, non mitiga la mia rabbia, al contrario l'aumenta.
Come è possibile che la sede più alta della democrazia siciliana sia nella disponibilità di un uomo, senza che i cittadini sappiano e conoscano cosa fare per richiederne l'uso? 
Fermo restando che il Forum terrà la propria assemblea programmatica così come deciso giorno 18, desidero rendere pubbliche
(per quello che può servire)  queste mie riflessioni, invitandovi a farle girare.
Ringrazio quanti mi hanno rassegnato la disponibilità a parlare con il Presidente, la cui sensibilità per il sociale, mi dicono è notoria, ma non ritengo che la cosa possa funzionare in un rapporto personale.
Ho troppo rispetto per le istituzioni e troppo rispetto per ciò che rappresentiamo  per non rivendicare l'adozione di un regolamento sull'utilizzo delle sale di pertinenza dell'Assemblea Regionale.
Utopia? Non credo, secondo me vale la pena provarci.

Tassare i milionari di Riccardo Staglianò.

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